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La regina delle rose è un racconto liberamente ispirato alla vita di Giovanna di Savoia la «regina delle rose» e di Boris, zar di Bulgaria.

Nello scenario tempestoso dell’Europa tra il 1927 e il 1943, cresce una grande storia d’amore che ha come protagonisti due giovani costretti a subire il peso del destino: Giovanna, figlia del re Vittorio Emanuele III re d’Italia e di Elena di Montenegro, principessa sensibile umile, discreta, ma forte della sua fede e Boris, zar di Bulgaria. A diciotto anni dalla sua scomparsa, avvenuta a Estoril in riva all’Atlantico e non lontano da Cascais, il libro della Russinova racconta la vita della Regina Giovanna che «non cessa di stupire e di incantare per i suoi contorni avventurosi e leggendari, romantici e tragici» dichiara Emanuele Filiberto di Savoia nella prefazione al libro.

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La pittrice Elbegzaya Khaltar (nella foto) espone ancora nel Sannio. Dopo il successo di critica e di pubblico ottenuto a Fragneto Monforte (BN) nella Mostra di Arte Contemporanea “Incontro in arte”, lo scorso ottobre, l’artista di origine mongola ma residente dal 2008 a Brighton, in Inghilterra, è stata una delle protagoniste alla Rocca dei Rettori di Benevento.

Con la sua opera “Natura nella plastica”, un acrilico su tela di cm. 100X120, è stata presente alla settima edizione del “Premio Internazionale Iside”, dal 9 al 17 novembre 2019, nella splendida location del capoluogo sannita. Il tema era “L’arte contro la plastica”.

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La Royal Opera House propone, per l'undicesima edizione, la danza e la lirica protagoniste sul grande schermo con la formula del balletto e dell'opera in diretta via satellite al cinema in 100 sale della nostra penisola. Il progetto erige l'arte tersicorea e la lirica all'attenzione del grande pubblico. Gli spettacoli, in programma fino al prossimo giugno, saranno proiettati in 1600 sale cinematografiche di 53 paesi in ambito internazionale, comprese quelle di molte regioni italiane aderenti al circuito della distribuzione Nexo Digital. Dal palcoscenico del celebre teatro, nuove produzioni, prime mondiali e i più amati capolavori messi in scena, in tempo reale.

Per la stagione 2019/2020 la Royal Opera House invita al cinema il pubblico appassionato di balletto e di opera. Il progetto cinematografico è realizzato mediante la trasposizione mediatica del balletto e della lirica utilizzando la diretta via satellite per la trasmissione degli spettacoli.

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Capitale europea della cultura il prossimo anno, durante la giornata di studi sul “Progetto Inclusive Memory”. Qual é oggi il ruolo dei musei e dei centri espositivi? Sono rimasti ancorati alla loro funzione di conservazione e presentazione, oppure hanno subito una metamorfosi?

A queste domande ha cercato di rispondere  una giornata di studi organizzata dal Master in Linguaggi del turismo e comunicazione interculturale dell’Università Roma Tre ed inserita nel programma del Festival della Diplomazia. Quest’ultimo, giunto nel 2019 alla X edizione, è nato inizialmente ed ha mantenuto le sue esigenze attraverso gli anni con due obiettivi principali. Il primo è quello di mettere in rete l’enorme patrimonio costituito dalle ambasciate, univerisità, istituzioni, multinazionali presenti a Roma. La seconda finalità è comune a quella di un percorso che il Master ha avviato da qualche tempo.

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Salvator Dalì (Figueres 1904-1989, nella foto) va in scena a Napoli con una mostra inconsueta, ricca di sorprese. Organizzata da LelesArt, in collaborazione con con-fine edizioni e Me-diterranea Art, con il patrocinio del Comune di Napoli, “Branding Dalì.

La costruzione di un mito” è a cura di Alice Devecchi e mette in luce l’operazione di branding di se stesso, attuata dal genio catalano durante tutta una vita, in anticipo sulla definizione medesima di brand.

Allestita nella suggestiva cornice di Palazzo Fondi in centro storico, dal 25 ottobre 2019 al 2 febbraio 2020, la mostra prende in considerazione una produzione sicuramente meno nota al grande pubblico, che tuttavia aiuta a capire come il processo di “dalinizzazione” perseguito insistentemente dal grande surrealista, si servisse di canali che esulano dall’ambito auratico dell’arte pittorica tradizionalmente intesa.

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Tonino Dionizio nasce ad Apice (BN) il 17 settembre 1957. Sin da giovanissimo sente una forte inclinazione per la pittura e l’arte in generale. Terminato il Liceo Artistico a Benevento, frequenta per due anni l’Accademia delle Belle Arti a Napoli, sotto la guida del Maestro Perez, e continua in seguito gli studi da autodidatta.

Dopo aver ottenuto la qualifica di restauratore di pittura presso l’Ufficio del Lavoro di Benevento,  si occupa, a partire dalla seconda metà degli anni ’80, di affreschi, dorature e restauri. Ha realizzato circa ottanta dipinti utilizzando la tecnica dell’olio su tela grafica ad inchiostro. Dalle sue opere si evidenzia una particolare predilezione per paesaggi agresti, scorci cittadini, nature morte e astratti.

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A Fragneto Monforte (BN), in occasione del 33° Festival Internazionale delle Mongolfiere 2019, si è tenuta la Mostra di Arte Contemporenea “Incontro in Arte”, dall’11 al 13 ottobre 2019, nella quale ha esposto la pittrice Elbegzaya Khaltar (nella foto), nata a Ulaanbaatar (Mongolia) nel 1968, e residente dal 2008 a Brighton, in Inghilterra.

E’ un’artista che si ispira allo stile tradizionale mongolo “Nagtan Painting”, una tecnica senza schizzo preparatorio. I suoi soggetti preferiti sono i cavalli, i bambini, i cammelli, e la vita in Mongolia. Ha dipinto da quando aveva sei anni, ed in Mongolia ha studiato arte al College, per quattro anni, e all’Institute of Fine Arts, per due anni. Non ha mai smesso, ed ha accompagnato questa sua passione con quella della musica, come autodidatta.

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Abboccato, amabile, corposo, equilibrato, frizzante, fruttato, fresco, ambrato, gustoso: sono solo alcuni esempi degli aggettivi che possono essere riferiti a quella che può essere definita una bevanda degli dei: il vino.

Esso ha tra le celebrazioni più alte un famoso brano composto da Giuseppe Verdi: Libiamo ne’lieti calici. Quest’aria di musica classica potrebbe essere un’icona sia della piacevolezza di un buon calice per celebrare un evento; sia dell’esaltazione del gusto che il frutto della vite può donare alla tavola con l’appagamento dei cinque sensi. Senza dimenticare che una bottiglia di vino pregiato è sinonimo di Made in Italy, delle nostre eccellenze enologiche da valorizzare promuovendone la vendita ai turisti in visita nelle città del “Bel Paese”.

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Un abbinamento che sembrava impossibile, improponibile, molto difficile, in realtà si può fare.

E’ quanto emerso nel corso del convegno: “Il Vino incontra il Peperoncino” tenuto il giorno 11 ottobre 2019 nella Rocca dei Papi a Montefiascone. Una mattinata di studio ed approfondimento che ha dato il via ad un interessante evento organizzato dall’associazione Tuscia Events, in collaborazione con l’ARSIAL, il Centro Appenninico del Terminillo Carlo Jucci e l’Accademia Italiana del Peperoncino. Nella stessa mattinata è stata inaugurata la mostra di peperoncini, che resterà aperta fino a domenica 13 ottobre, dove sono esposti oltre 100 tipi differenti di peperoncini in bacche e numerose piante, tutto prodotto ed offerto dal Centro Appenninico del Terminillo appositamente per l’evento.