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Uno studio del Cnr-Ibimet ha rilevato che la luce dei lampioni e l’innalzamento delle temperature influiscono sul riposo vegetativo stagionale dei platani, ritardando la caduta delle foglie. La ricerca, effettuata sulle alberature di Firenze, è stata pubblicata su Urban Forestry & Urban Greening

Il rapporto tra cambiamenti climatici, impatto antropico e alberi è emerso in modo drammatico nelle cronache dei giorni scorsi. Un aspetto fortunatamente meno cruento ma di notevole interesse scientifico su come i cambiamenti ambientali incidano sul ciclo di vita delle piante è il fenomeno per cui in città è possibile notare la permanenza di foglie verdi negli alberi vicino ai lampioni stradali fino ad inverno inoltrato, studiato sui platani (Platanus x acerifolia) di Firenze dall’Istituto di biometeorologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibimet) durante gli autunni e inverni dal 2015 al 2018. I risultati sono stati pubblicati su Urban Forestry & Urban Greening.

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Computer vision ed intelligenza artificiale consentono a un team di ricercatori italiani e spagnoli, coordinato dall’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche, di monitorare in modo automatico le variazioni di abbondanza delle specie marine: lo studio è pubblicato su Scientific Report

In un recente articolo, pubblicato sulla rivista Scientific Report, un team internazionale di ricercatori coordinato dall’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Imar) di La Spezia, in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), l’Università Politecnica della Catalogna ed il Consiglio superiore di ricerca scientifica spagnolo (Csic), dimostra come la computer vision e l’intelligenza artificiale siano in grado di cambiare il modo in cui valutiamo l’abbondanza delle specie ittiche e le sue variazioni temporali.

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Grazie all’analisi dendrocronologica su 27 specie arboree provenienti da 5 continenti, un recente studio del Cnr-Ivalsa e dell’Università di Padova rivela come il rapido aumento di radiocarbonio cosmogenico verificatosi nel 774 e nel 993, sia avvenuto su scala globale. È emerso inoltre che la concentrazione di radiocarbonio atmosferico sia più elevata alle latitudini settentrionali. Lo studio è pubblicato su Nature Communications

Gli anelli del legno si confermano una fonte inesauribile d’informazioni scientifiche. Grazie alla più vasta collaborazione mai realizzata dalla comunità scientifica dei dendrocronologi è stato possibile determinare per la prima volta l’estensione su scala globale e la tempistica stagionale del rapido aumento delle concentrazioni atmosferiche di radiocarbonio (14C), relativo a due eventi verificatisi negli anni 774 e 993 AD.

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Non è la prima volta che gruppi di escursionisti vengono colti di sorpresa da improvvise piene torrentizie.

Soprattutto nel periodo estivo, temporali e piogge intense possono indurre un repentino aumento delle portate dei torrenti in bacini montani. Ad aggravare la pericolosità dei queste piene è la presenza dell’abbondante detrito lungo il letto del torrente che, una volta preso in carico dalle acque turbolente, viene trasportato verso valle, aumentandone la forza distruttiva.

Dagli anni ottanta all’estate scorsa si sono registrati almeno dieci eventi che hanno causato 23 vittime tra i turisti. La peculiarità di questi eventi è la concomitanza di più fattori: la morfologia che costringe le acque ad incanalarsi e corrivare velocemente, l’intensità delle piogge e la presenza delle persone lungo i sentieri o i canyon.

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Svelata da Ogs e Cnr la dinamica della frana che da milioni di anni coinvolge l’area costiera e marina a sud della città calabrese, interessando un’area di quasi 500 km2 e uno spessore di circa 1,5 km.

L’indagine, pubblicata su Scientific Reports, ha rivelato che l’evento è avvenuto in due fasi con dinamiche distinte, la prima risalente a circa 3,7 milioni di anni fa e la seconda iniziata circa 500.000 anni fa e tuttora in atto nell’area marina.

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Nei giorni 11 – 15 Giugno 2018 si svolgerà a Giardini Naxos (Me), presso l’AtaHotel Naxos Beach Resort, il congresso internazionale EST Science Meeting (http://www.oact.inaf.it/est).

Il Meeting è organizzato nell’ambito della collaborazione europea dedicata alla progettazione dell’European Solar Telescope (EST) e nello specifico del progetto H2020 PRE-EST che vede fra i suoi partner il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Catania.

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Uno studio internazionale, al quale hanno partecipato l’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Cnr e l’Università di Torino, dimostra che le dimensioni corporee degli animali invertebrati in futuro varieranno a causa del cambiamento climatico e dell’urbanizzazione. La scoperta, pubblicata su Nature, fornisce indicazioni per una pianificazione accurata delle aree verdi urbane che possa mitigare l’effetto del riscaldamento globale sulle comunità animali

Insetti, ragni e crostacei in un prossimo futuro andranno incontro a variazioni delle loro misure corporee a causa del riscaldamento globale, a seconda che si trovino in città, in aree naturali o in zone frammentate e questo avrà conseguenze per le specie che di essi si nutrono.

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Nell’ultima decade registrati in media circa 100 eventi l’anno, considerando sia le trombe d’aria che le trombe marine. Queste ultime si sviluppano principalmente in estate e autunno lungo la costa tirrenica,mentre per quelle terrestri si rilevano picchi sui litorali di Lazio e Toscana, nella pianura veneta e nel Salento.

Il 2014 l’anno più ‘vorticoso’. Lo studio coordinato dal Cnr-Isac è pubblicato sull'International Journal of Climatology. In un articolo appena pubblicato sull'International Journal of Climatology, rivista della Royal Meteorological Society, Mario Marcello Miglietta dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) e Ioannis Matsangouras del Servizio meteorologico nazionale della Grecia hanno analizzato 10 anni di trombe marine e trombe d'aria che hanno interessato il nostro Paese.