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Cosa ne sappiamo del cinema orientale? Pensando ad esso ci vengono in mente le pellicole di Bruce Lee, Jackie Chan, Lara Croft o addirittura Kung Fu Panda grazie ai propri pargoli?

La settima arte ad Est del globo é riducibile ad una certa immagine che ci é stata proposta dall’altra parte dell’Oceano Atlanco? In caso affermativo, non potrebbe essere una riproduzione analoga a quella di una certa cinematografia che ci ha dipinto con pizza e mandolino e gli uomini italiani come latin lover alla Mastroianni? Per coloro che vogliono scoprire altri orizzonti oltre quelli classici hollywoodiani ed immergersi in diverse sensibilità, in altri ed articolati percorsi di altissima qualità, si suggerisce un itinerario che si pone come prisma cinematografico con un fitto calendario.

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Promosso come "il film più sexy mai realizzato", Eyes Wide Shut ci ha messo vent'anni per smarcarsi dall'immagine glaciale di un fallimento creativo. Anche a distanza di due decenni, Eyes Wide Shut resta uno dei film d'autore più audaci che siano mai stati realizzati.

Basti pensare alla sinossi se si cerca il titolo su Google: “Una coppia dalla vita idilliaca esplora la propria relazione in un mondo sotterraneo di lussuria e fantasie peccaminose”. Sembra la trama di un film a luci rosse, e di bassa lega, per giunta. Già mito prima ancora di uscire nelle sale, il canto del cigno di Stanley Kubrick è un coacervo di realtà e fantasia teso e ipnotico, inseparabile dalla storia matrimoniale di Tom Cruise e Nicole Kidman. Che dopo meno di due anni divorziarono.

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Dopo 57 anni dal suo adattamento cinematografico più noto, il romanzo di Moravia, Gli Indifferenti (1929), ritorna sul grande schermo. 

Il primo adattamento di cui parliamo è quello di Francesco Maselli, del 1964.  Della ricchezza tematica  e  contenutistica del romanzo, il regista  toscano si servì, pur nell’ambito di una certa fedeltà di impostazione, in maniera personale. Se nel romanzo Moravia dava corpo alla rappresentazione della dissoluzione di una famiglia borghese in cui debolezze intrinseche e scelte sbagliate segnavano i destini dei protagonisti, il regista le sovraccarica di valenze semantiche ulteriori.

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Quante volte ognuno di noi si è sentito rivolgere la domanda “In che epoca ti sarebbe piaciuto vivere?”. 

Proprio il  film di Nicolas Bedos, è  strettamente connesso a questa domanda. il suo protagonista, infatti, Victor (Daniel Auteuil), ha la possibilità di scegliere un’epoca da vivere, o rivivere, ed è proprio grazie a lui che ci ritroviamo immersi nel fumo e nei colori degli anni ’70.

Victor è un fumettista che si trova nel bel mezzo di una crisi lavorativa e personale, sentendo di detestare un presente in cui non riesce a riconoscersi e in cui non fa altro che litigare con sua moglie, Marianne (Fanny Ardant). Grazie all'incontro con l'imprenditore Antoine (Guillaume Canet), tuttavia, a Victor viene offerto un rimedio adatto alla sua nostalgia: tramite una ricostruzione storica così accurata da sembrare vera, potrà rivivere artificialmente la propria belle époque personale, ovvero il 16 maggio del 1974, il giorno in cui, in un cafè di Lione, incontrò Marianne per la prima volta.

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Rabbia e resilienza: sono due tra i sostantivi maggiormente adoperati sul web. Il primo termine é universalmente chiaro (e, si aggiunge, condiviso a causa della pandemia), in riferimento al secondo vocabolo é bene precisare che non é corretta la semplice trasposizione del concetto fisico a quello psicologico.

In linguaggio scientifico la resilienza indica sostanzialmente il ritorno alla situazione antecedente di un corpo rispetto ad una sollecitazione, urto. Si tratta quindi di un rientro allo stato iniziale di tipo meccanico. Questo “automatismo” stride in ambito psicologico  per due ragioni. La prima é riferibile  alla nostra struttura mentale nel senso che la voce resilienza indica, in parole povere, un atteggiamento proattivo, (cioè un cambiamento propositivo ed attivo davanti ad uno stress) e non é sinonimo di resistenza  (ovvero capacità di non mutare, ad esempio, per un regime totalitario).

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Il nuovo film di Domenico de Feudis, Il legame, da poco su Netflix, è un horror estremamente italiano, che vede protagonisti Riccardo Scamarcio, Mia Maestro e Giulia Patrignani. Dall’esoterismo perduto della Puglia nasce un horror magico, quanto inquietante, con cui abilmente il regista rappresenta alcune credenze popolari.

Il film si apre proprio con una schermata nera che ci vuole spiegare la nozione di Fascinazione, ripresa dall’opera Sud e Magia di Ernesto De Martino: “La fascinazione è una condizione psichica  di impedimento e di inibizione, e al tempo stesso un senso di dominazione, un essere agito da una forza altrettanto potente quanto occulta, che lascia senza margine l’autonomia della persona, la sua capacità di decisione e di scelta”.

Valutazione attuale: 5 / 5

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Martin Eden, è questo uno dei nuovi titoli proposti dalla piattaforma Netflix e resi disponibili nel mese di marzo. Il film, uscito nelle sale nel 2019 e diretto da Pietro Marcello, vede come protagonista l’affermato attore Luca Marinelli, già noto al pubblico per film come Non essere cattivo e Lo chiamavano Jeeg Robot, film per il quale vinse il David di Donatello per il miglior attore non protagonista.

Il film è stato presentato in anteprima il 2 settembre 2019 alla 76ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, facendo aggiudicare a Marinelli la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile. L’opera è stata un vero e proprio successo negli Stati Uniti. La celeberrima rivista Rolling Stone lo ha definito “un capolavoro italiano”, per The New York Review è stato “come un fulmine a ciel sereno traboccante di idee, come il suo eroe”.

Valutazione attuale: 5 / 5

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Il Sindaco Mario Occhiuto del comune di Cosenza, si congratula con la produzione e il regista del cortometraggio "The Keepers", girato al Castello Svevo di Cosenza, per la partecipazione alla selezione per le nominations del David di Donatello.

“Siamo molto felici che un cortometraggio girato nella nostra città, peraltro nel nostro monumento simbolo, il Castello Svevo, ed evocativo della figura dell'imperatore Federico II di Svevia, partecipi alla selezione dalla quale scaturiranno le nominations al prestigioso premio cinematografico David di Donatello”.

Lo afferma il Sindaco Mario Occhiuto che ha commentato con compiacimento la notizia della partecipazione di “The Keepers”, il cortometraggio prodotto dalla Redfin Production di Cosenza e con il patrocinio dell'Amministrazione comunale, al David di Donatello, l'Oscar del cinema italiano.