Letto 7 - Stanza 3. Dove sta è la prima notizia che ti arriva quando un tuo caro è stato ricoverato. E in preda all’angoscia ti chiedi se quell’abbraccio sarà davvero l’ultimo o magari, il più grande di quelli che verranno dopo.

 

Mio padre è stato dimesso dal San Giovanni di Roma solo poche settimane fa. Ricoverato d'urgenza. Prima ancora che potessimo festeggiare l'alba di un nuovo anno. Prima che arrivasse il nostro caro Salvatore, con le sue 90 primavere di vita sulle spalle. È con lui che mio padre ha trascorso quella lunga degenza Hospital(e)Giornate in clessidra, in cui la luce del sole si confonde al bagliore dei neon sparati sulla faccia. Quando la notte, a farti compagnia, sono le flebo sul braccio e qualche volto estraneo nei panni di un amico.

In ospedale tutto si amplifica. Tutto è spettacolarmente veloce.  Sì condivide perché ne hai bisogno. Si diventa necessariamente generosi. Quella notte del 31 dicembre 2023, mentre il cielo si riempiva ancora dei colori della festa, rimasi per ore appoggiata alle grate della grande finestra, fuori dal palazzone del triage.  Continuavano a squillarmi nella testa il suono vispo delle sirene e il rumore di qualche barella cigolante tra le corsie. Pensavo a tutti quegli occhi incrociati poco prima. A quanta solitudine può esserci in mezzo a tanta confusione… Pensavo al mio non-brindisi e cercavo un pensiero felice.

 

È stato proprio in quei momenti che ho provato a immaginare un'altra "villa degli enigmi"[1] . Mi sono detta che anche certe situazioni sono metafisiche, come la pittura! Dove l'osservatore è spinto ad andare oltre. Ad immaginare che perfino dietro qualcosa che ci appare così nitido e reale, ci sia uno strano movimento.  Un’ altra prospettiva

 

Forse non tutti sanno che i grandi maestri De Chirico e Carrà dipinsero alcune delle loro opere più famose proprio in ospedale. Così scriveva De Chirico: “…Da 2 mesi mi trovo ricoverato presso…un neurocomio in qualità di nevrastenico. Sono molto ben curato e posso anche dipingere. Non diciamo sempre: dopo la guerra quanto ci sarà da fare! Facciamo adesso, ché la guerra è una cosa e l’arte un’altra…”[2]

 

E davvero l’Arte è altro da noi, per essere ovunque. È quel luogo che ti fa cascare dalle nuvole per respirare cielo.  Ho sempre avuto un piglio di riserva verso certi posti. Ho in mente scene che vorrei aver dimenticato. Pagine di indifferenza.  Malasanità, più della malattia.  Questa volta, invece, è stato insostenibilmente leggero.

 

Hospital(e)

Come il sole di alcune ottobrate romane, che scalda senza scottare.

Che ti lascia tiepidamente accolto.

E chissà se il nostro Salvatore, alla sera, prima di coricarsi, riesca ancora a sentirle quelle carezze. Se ogni tanto capiti anche a lui di ripensare a quell’avventura così metafisica.

In uno spazio senza tempo

Dove sì nasce e si muore in un attimo

Sì può restare immobili nel silenzio

Ma si può anche correre nel vento,

come in un twist di Chubby Checker

come le altalene delle giostre

Ed è di nuovo pace

È di nuovo festa… 

 

[1] Appellativo di De Chirico per Villa del Seminario, primo ospedale militare neurologico, a Ferrara

[2] 1917, carteggio di Giorgio De Chirico indirizzato ad Ardengo Soffici