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Calcinate si adagia dolcemente sulla pianura bergamasca con vista sulla metropoli orobica. Per chi vede la propria alba in provincia è difficile emergere ma chi è dotato di talento e buona sorte è avvantaggiato. Manolo Gabbiadini nasce nel Novembre del 1991, la stagione in cui Van Basten trascina il suo Milan al dodicesimo tricolore con ben 25 centri.

Il calcinatino, quindi, ha nei suoi cromosomi la voglia di gonfiare le reti. Comincia a farsi notare fin da giovanissimo e bagna il suo mancino nel torrente Zarra. È il 2003 quando il piccolo Manolo sottoscrive il primo contratto con le giovanili dell'Atalanta, compagine che in quella stagione è arrivata nona in classifica.

Ambizione e determinazione portano le strade del centravanti e della Dea a dividersi fin dai primi calci e dopo tre anni di successi passa al Palazzolo ed al Montichiari in prestito per rientrare alla base nel 2008. L'anno successivo comincia ufficialmente l'avventura nel calcio che conta, condita da 2 presenze incolore. La grinta è quella dell'attaccante affamato ma l'esperienza defice.

Gli orobici puntano su un giovane Ardemagni e mandano Gabbiadini in provincia di Padova per farsi le ossa ed affilarsi i denti da squalo. Il Cittadella è la giusta dimensione per lui e da punta centrale scende in campo ben 29 volte (25 in Serie A e 2 in Coppa Italia). Le reti sono e permettono ai più edotti di intravedere quella verve che non è mai mancata nelle giovanili. Il classe 91, però, man mano che passa il tempo assume sempre di più un'aria imbronciata. Nella stagione successiva torna a Bergamo dimostrando di essere un giocatore da massima serie e, soprattutto, titolare. Gonfia la rete 1 volta sola in 23 occasioni in campionato ma è l'unico autore della rete di coppa Italia con gli orobici. Amore mai sbocciato definitivamente a Bergamo e per questo viene rimandato in prestito, questa volta a Bologna, dopo essere stato acquistato in parte dalla Juventus.

Gli estimatori aumentano ed anche la responsabilità che il giovane lombardo è costretto a portarsi sulle spalle. I colpi e la voglia ci sono ma sembra mancare quella verve e quella cattiveria che contraddistingue i buoni centravanti dai killer spietati. Con i felsinei segna 7 reti in 31 match. Le volte in cui la rete si gonfia non sono tantissime, eppure, i bianconeri intravedono quella fame da squalo bianco che è fondamentale per chi ha come archè il goal. La Juventus lo riscatta dagli orobici e lo manda in prestito alla Sampdoria, con la stessa formula della stagione precedente. Sono passati appena due giorni da uno dei Ferragosto più caldi degli ultimi anni, i blucerchiati ospitano il Benevento in Coppa Italia. 

L'afa ed il caldo torrido passano subito in secondo piano, però, l'istinto cannibale di un giovane lombardo ha il sopravvento su tutto. Gabbiadini annichilisce i giallo-rossi grazie ad una doppietta, per giunta all'esordio: il popolo genovese è in visibilio... già ritornano in mente le immagini di Vialli Mancini. La stagione per l'attaccante non va per niente male e, per la prima volta, riesce ad arrivare in doppia cifra. “Quando uno va a Genova è ogni volta come se fosse riuscito ad evadere da sè.” (T. Nietzsche) Ed è proprio così anche per Manolo, qui si sente a casa, nella sua nuova dimora; al Ferraris è in grado di uscire da quella campana di vetro che ne limitava la cattiveria sotto porta. Se lo si guarda bene, a volte, accenna anche un sorriso che profuma di soddisfazione. L'anno successivo non può che ripartire all'ombra del faro. Fino a Gennaio ha fatto esultare il suo pubblico per volte in 15 partite. La media-gol è altissima e si (ri) accendono i fari del mercato su di lui. La prolificitá di Gabbiadini non rimane fine a se stessa, il Napoli ha bisogno proprio di quello. Sarà l'odore del mare o le similarità con il capoluogo ligure ma il centravanti in Campania si ambienta benissimo. Non è il titolare inamovibile ma ogni volta che viene chiamato in causa risponde sempre a voce alta. Puntuale come un treno svizzero arriva in stazione quando previsto: 

30 presenze tra Italia ed Europa ed 11 centri lo dipingono come un cecchino instancabile. Chi non vorrebbe in rosa un attaccante del genere? Mai una parola fuori posto e nessuna lamentela per le diverse panchina ma solo tanta determinazione e cultura del lavoro. Il talento è dalla sua ed anche la voglia di raggiungere risultati cresce a dismisura. A Napoli ci passerà un'altra stagione e mezza, timbrando il cartellino per 14 volte. Dal tecnico toscano ha imparato la voglia di mettersi in gioco, il senso tattico e quei movimenti che sono fondamentali per chi vuole soddisfare i suoi sogni di gloria. Come è già successo nella sua carriera, quando la ruota inizia a girare nel verso giusto gli intoppi sono dietro l'angolo; i gol non mancano ma la concorrenza aumenta. La sessione invernale scandirà ancora una volta la carriera movimentata del classe '91: il fascino della Premier League rapisce quasi tutti. Uno sliding door ci fa domandare se quest'occasione fosse successa ai tempi di Genova cosa sarebbe accaduto, rimarremo con il dubbio. "È il momento di salutarsi" dirà, invece, ai tifosi partenopei. "Gabbia" viene accolto dai Saints come fosse il salvatore della patria. Il St. Mary's Stadium non vede l'ora di vedere quella rete riempirsi ed osservare come i portieri avversari raccolgono i palloni in fondo al sacco. Come, spesso é successo l'ex-Atalanta colpisce immediatamente alla prima occasione.

Il Southampton perde contro il West Ham ma Gabbiadini sigla il gol della bandiera mantenendo accesa la fiammella della speranza dei bianco-rossi. Stadi di proprietà, sponsor milionari e bacino d'utenza pazzesca: questa e non solo é l'Inghilterra calcistica. Tutto ciò non basta al numero 23, perché il Bel Paese manca, nonostante sia stato lui a decidere di partire per il Regno Unito. La "saudade italica" arriva presto nella mente di Gabbiadini ed il viso torna ad essere imbronciato e mono-espressivo. Saranno quasi due stagioni di rimpianti, sia per lui che per l'etere calcistico dello Stivale. Le compagini nostrane si dilaniano l'anima ed il conto in banca per acquistare dei panzer stranieri quando la risposta, forse, l'avevano tra le mura amiche per anni. Fuga di cervelli o meno, la punta segna 12 gol pur non partendo sempre nell'undici iniziale. Il "New" Golden Boy preme per giocare e per dimostrare, ancora una volta, di saper essere decisivo e continuo se solo arrivasse l'opportunità. Quesra chance risuona miracolosamente, come al solito, nel mercato di riparazione. Manolo può tornare a casa.

E come per De Andrè, Genova avvolge il piccolo Manolo come fosse la madre. Il calore della città è riuscita a prendere il pennello in mano per ridisegnare quel sorriso trovato e scoperto, realmente, solo qui. Tra pesto e profumo di mare, "mamma Doria" riabbraccia il figliol prodigo per rilanciarlo e rilanciarsi. Le 4 reti in metà stagione sono una liberazione, finalmente nella sua dimora può di nuovo riuscire da quella prigione che ha il sapore di inconcludenza. Quest'anno non stava disputando brutte partite, anzi, aveva preso in mano le redini dei blucerchiati. gol all'attivo, con il classico e scontato centro in Coppa. Perché Gabbia-gol é cosí, nei momenti decisivi si fa trovare pronto e quando viene chiamato risponde presente, possibilmente con il suo mancino. Niente e nessuno può fermare la voglia di questo ragazzo, perché nonostante tante cadute si è rialzato dimostrando a tutti che segnare è ciò che lo rende felice. A Genova, agli ordini del marinaio ha trovato la sua felicità e la forza per scrollarsi di dosso qualunque critica ed oppressione. Quando la discontinuità può essere fermata solo dal talento e dalla famiglia.

Preferisco Genova a tutte le città che ho abitato. Mi ci sento perduto e familiare, piccolo e straniero” (Paul Valery)