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Proviamo, insieme, a tralasciare tutte le disamine relative ai fattori emozionali del mancato rinnovo di Daniele De Rossi e concentriamoci sulle mere attività economiche.

I calciatori, per le compagini calcistiche, non sono altro che delle immobilizzazioni (ovvero quei beni e servizi che non finiscono la loro utilità in un solo esercizio). Di anno in anno le aziende sono “invitate” a calcolare il valore residuo di questi fattori in modo da poter suddividere di annualmente i costi percepiti e, calcolare per bene, i loro ricavi. Raccontando il tutto in termini più spiccioli, qualora il numero 16 giallorosso avesse rinnovato il contratto il suo valore sarebbe aumentato e la sua eventuale cessione avrebbe portato nelle casse della Roma diversi milioni.

Altra questione è relativa alla comunicazione, sarebbe stato più conveniente parlare tra le parti in modo da raggiungere una condizione vantaggiosa per entrambi: rinnovo contrattuale (“fittizio”), così da far incrementare il proprio cartellino, e conferenza stampa in cui si disquisiva dell’importanza rilevante del centrocampista all’interno della rosa. Tutto questo con lo scopo comune di interrompere il rapporto, con buona pace dei tifosi, ma con un surplus sia per la Roma che per “Capitan Futuro”. Tante, forse troppe, lezioni di business da parte della proprietà americana che sono state sgretolate da quest’ultima mossa “anti-marketing”.