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I Clash cantavano London Calling, e Londra chiama soprattutto attraverso la musica. Senza canzoni, vinili, e mercatini vintage sicuramente Londra non sarebbe Londra. La città da sempre è il cuore pulsante del Rock, del Britpop così come del Punk.

La capitale inglese, per chi ama la musica, è praticamente la Mecca, o un’isola felice; quindi per ricordarvi che Londra non è solamente fatta di nuvole, pioggia, cartoline con la faccia della regina, thè alle 17 e muffin, qui di seguito abbiamo elencato 10 luoghi, che raccontano la vita,  la storia,  e le note,  delle canzoni nate  e vissute  in questa città.

Berwick street:

Questa  via di Soho, ricca di caffetterie, pub, ristoranti, negozi di dischi, di abbigliamento e negozi vintage, sicuramente percorrendola non sembrerà nuova ai vostri occhi; questo perché si trova sulla copertina di uno degli album cardine degli anni ’90, o meglio del britpop(What's the Story) Morning Glory?, la foto di un uomo di spalle che passeggia per la via, vi dicono niente?  Ebbene sì,  gli Oasis  ambientano la copertina del loro secondo album (1995), proprio  qui, a  Berwick street.  Ma come nasce l’idea? Perché scelgono questa via?  Originariamente, la copertina dell’album doveva essere tutt’altro; si era deciso di prendere spunto  dalla definizione che Noel Gallagher  conia per descrivere il sound dell’album, ovvero  «riot music» (riot in inglese significa rivolta). Partendo da questa concezione del sound, la prima immagine proposta è quella di una persona seduta su un tavolo, in cucina, vicino a una bomba che prende fuoco. Noel, ovviamente, boccia l’idea, e si passa ad altro. Si prende in considerazione un concetto che il Gallagher maggiore ama affrontare spesso, cioè la presenza di tante domande ma di poche risposte nella vita di ogni  essere umano. Abbracciando questo pensiero, viene disegnata una copertina in netto contrasto con quella dell'album precedente. La foto non vede protagonisti nessuno dei due fratelli Gallagher, ma due ragazzi anonimi ripresi in modo sfocato, che camminano per  la via, in modo tale da creare un alone di mistero e indefinitezza.

23, Heddon street:

Facciamo un salto indietro, e andiamo nella Londra degli anni ’70, precisamente del 1972, l’anno del glam rock e dell’esaltazione della diversità, di un certo David Bowie e  del suo alter ego  Ziggy stardust, che al contrario di quanto molti pensano, non è un extraterrestre. Ziggy è un umano entrato in contatto con forze di un'altra dimensione, attraverso la sua radio, che finisce per adottare sulla Terra un ruolo messianico, scambiando i  messaggi alieni per rivelazioni spirituali. L’album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, è il culmine della musica glam, fatta di brillantini,  trucchi appariscenti, tessuti particolari, ribellione, esagerazione, melodramma, e stile. L’album ci narra di un mondo sull'orlo dell'apocalisse, in cui l'ultimo eroe è un ragazzo divenuto rockstar grazie ad un aiuto alieno. Ziggy è in definitiva l'emblema della rockstar, «un cantante rock di plastica», come lo definiva Bowie, che con la sua ascesa e la sua caduta ripercorre idealmente la parabola della celebrità, dietro la quale si nascondono l'insicurezza e la fragilità dell'artista. È proprio in una fredda e piovosa notte di gennaio, che Bowie/ Ziggy si fa immortalare davanti al civico 23 di  Heddon Street, per la copertina del relativo album.  Complessivamente vengono scattate 17 foto, alcune con Bowie in posa davanti all’edificio, altre dentro e intorno alla cabina telefonica rossa serie K2, che notiamo sul retro. L'insegna K.West che compare sopra la figura di Bowie è quella di una società di distribuzione di pellicce, che nel 1972 occupava il primo piano.  Sulla copertina, dunque, troviamo un Bowie solitario, figlio di una fusione tra Alex DeLarge di Arancia Meccanica e uno dei ragazzi selvaggi dell’omonimo romanzo di Burroughs, immerso in un’atmosfera notturna e temporalesca.

Battersea Power Station

Avete mai visto un maiale gonfiabile fluttuare tra le ciminiere di  questa  centrale elettrica londinese?  Molto probabilmente si, e presto capirete  il perché.  È vero, una centrale elettrica è un posto inusuale da visitare, ma sicuramente i fan dei Pink Floyd apprezzeranno.  Ormai avrete indovinato, stiamo parlando proprio della copertina di  Animals (1977). I Pink Floyd, insieme a Hipgnosis Studio, impiegano tre giorni a trovare la foto giusta per  quest’album rabbioso, che abbaia, morde e grugnisce. Liberamente ispirato al romanzo satirico di George Orwell,  Animal farm, i suoi testi descrivono le varie classi sociali come differenti specie di animali; i cani, aggressivi, come rappresentanti della legge, i maiali, dispotici e spietati, rappresentano i politici, e la mandria insana e cieca, viene interpretata dalle pecore. Mentre il romanzo si focalizza sullo Stalinismo, l'album è una critica al capitalismo, alle condizioni socio-politiche del Regno Unito degli anni settanta. Concetto semplice, quello di Animals. Copertina schietta, diretta e precisa, come un pugno allo stomaco. Facile da realizzare? No, questo no. Far volare un maiale finto, ma dando la sensazione che fosse vero,  è un’operazione lunga e complicata. Ma Roger Waters, vuole il maiale e vuole una fabbrica senza vita. Una fabbrica che somigli a un animale. Perché questo è l’essere umano, per il bassista: una bestia con le ore contate. La cosa che Waters non sapeva è che quel maiale sarebbe diventato il simbolo dei Pink Floyd, tanto che viene ribattezzato dalla band stessa come Algie.

23, Brook street

A pochi passi dal London Palladium e dalla fermata della metropolitana di Oxford Circus,  esattamente all’ultimo piano  del civico 23 di Brook street, si trova un appartamento che ha ospitato uno dei miti del rock più amati e controversi: Jimi Hendrix. Il musicista di Seattle, infatti, vive in questo attico dal 4 luglio 1968 al 1969, periodo in cui i molti incontri e le sperimentazioni con altri esponenti della scena musicale lo porteranno a rivoluzionare il suo stile e a pubblicare l’album  Electric Ladyland. L’appartamento viene trovato da Kathy Etchingham, la fidanzata di Jimi, grazie ad un annuncio letto su un giornale, nel giugno del ’68.  Presto la coppia da New York si trasferisce a Londra, in quella che Hendrix ha definito: «my first real home of my own»proprio per questo Jimi spende moltissimo tempo ad arredare e decorare la casa a suo gusto, comprando  tende e cuscini al vicino centro commerciale John Lewis, nonché ornamenti e soprammobili  al mercato di Portobello Road. Attualmente l’abitazione londinese del musicista ospita il progetto Discovering Hendrix: At Handel House,  che ha permesso di ristrutturare l’appartamento e di riportarlo, in maniera più fedele possibile, alle fattezze originarie degli anni ’60. Così ripristinate, le stanze, teatro di numerose jam session e di squarci di vita vissuta dall’artista americano, sono finalmente aperte al pubblico, e ai numerosi fan che potranno immergersi  nella parte più intima dell’anima di Hendrix.

Abbey Road

L’ultima tappa del nostro viaggio non poteva che essere questa. L’8 agosto del 1969 ad Abbey road,  proprio davanti gli studi di registrazione,  un poliziotto blocca il traffico per via di un servizio fotografico, che sarebbe dovuto durare circa 10 minuti. È  chiaro che stiamo parlando dei Beatles e dell’album  Abbey road, che vede i 4 baronetti attraversare le strisce pedonali.  Non tutti sanno che l’album in questione originariamente avrebbe dovuto chiamarsi Everest, e  che prevedeva una session fotografica da tenersi sulla cima himalayana.  Il problema arriva proprio al momento di scattare le foto per la copertina: nessuno dei quattro ha voglia di intraprendere un viaggio così lungo e difficoltoso per un servizio fotografico. La soluzione, come spesso accadeva, viene da Starr. Il batterista, famoso per le sue idee strampalate, che Lennon chiamava «ringoismi», e che la band frequentemente accettava. La proposta di Ringo consiste più o meno in un: «Perché non facciamo la foto qua sotto, e intitoliamo l'album Abbey Road?». Il progetto di un album intitolato Everest  viene quindi abbandonato, ma a favore di un'idea e di una copertina destinata a rimanere nella storia. Una foto di un semplice attraversamento pedonale che è rimasta nella storia anche grazie alle numerose ipotesi  cervellotiche e  alle cospirazioni che le sono state ricamate attorno, ovviamente tutte riguardanti la presunta morte di McCartney. C’è chi dice che, rispetto agli abiti che i 4 indossano, la foto voglia rappresentare il funerale di Paul:  il sacerdote vestito di bianco (John), il defunto (Paul), il becchino (George), l'impresario delle pompe funebri (Ringo); altri ancora hanno notato che sullo sfondo si trova un Maggiolino Volkswagen targato LMW 281F, che potrebbe significare Linda McCartney Widow - 28 (years) IF (he lives), in riferimento all’età che il defunto avrebbe avuto in quell’anno.