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Da giovedì 1 febbraio è uscito in tutte le sale l’ultimo lavoro di Steven Spielberg, The Post, che vede come protagonisti Meryl Streep e Tom Hanks. La pellicola narra la vicenda della pubblicazione dei Pentagon Papers, documenti top secret del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d'America, prima sul The New York Times e poi sul The Washington Post nel 1971.

Il film si apre con il Vietnam del 1966, campo di battaglia in cui i soldati americani si trovano in una situazione di netto svantaggio e non hanno alcuna possibilità di vincere la guerra, condizione di cui gran parte del popolo e dei media americani sono all’oscuro; solo con la scoperta dei documenti top secret, legati alla guerra in Vietnam, la verità ha qualche possibilità di vedere la luce.

The post è la biografia, bella e necessaria, di Katharine Graham, una delle prime donne editrici. Kay Graham, si trova ed essere la prima donna a guidare il Washington Post, in un periodo storico caratterizzato da contraddizioni e ribellioni. La donna, nel 1971, è di fronte una decisione difficile: pubblicare o meno i documenti top secret. Ci troviamo sotto la presidenza Nixon e la situazione è complessa, nel caso in cui la scelta di non pubblicare significherebbe un tradimento rispetto alla morale giornalistica e una rinuncia alla libertà di stampa. In un primo momento, il film si presenta intricato e non semplice da seguire, in quanto i dettagli storici e le dinamiche relazionali tra i personaggi sono implicite, ma con lo svilupparsi dell’intreccio e il susseguirsi delle scene, l’ambientarsi all’interno della vicenda avviene in modo naturale, anche grazie allo spessore della trama e della recitazione. The Post ci presenta due tematiche che ai nostri giorni è importante ancora esaltare e incoraggiare: la libertà di stampa e il ruolo femminile all’interno della società e del mondo del lavoro.

La pellicola celebra una figura femminile, inizialmente insicura e poco determinata, che con il suo sviluppo umano riesce ad affermare la propria autorità e a brillare, in una società dove di norma i ruoli di potere sono appannaggio degli uomini. Il film, dunque, ci vuole ricordare di come il Washington Post, guidato da una donna, riuscì a prendere abilmente, dal New York Times, il testimone di quell’inchiesta che lo Stato avrebbe voluto bloccare e che, oltre ai Pentagon Papers, fu il primo quotidiano a portare a galla il Watergate, scandalo che costrinse il presidente Nixon alle dimissioni. Il lavoro di Spielberg si dimostra intelligente, in quanto riesce a rendere un avvenimento passato, lo specchio della nostra società; è impossibile non notare come sia necessario e urgente questo film, in giorni in cui si combatte continuamente contro fake news e nascono movimenti femministi come Time’s up. The Post, si rivela un lavoro pieno di speranza, che descrive con sentimento l’ambiente delle redazioni giornalistiche e i processi editoriali (dalla creazione di una prima pagina alla diffusione fisica dei quotidiani), una vera e propria lettera d’amore al mestiere (o missione) del giornalista, che non racconta un’epoca passata ma una storia che si ripete.

Un film che spera e crede ancora in una stampa come strumento al servizio di chi è governato e non di chi governa, un inno alla libertà, ma anche un ammonimento a ricordare il peso e la responsabilità di ciò che viene stampato ogni giorno, a volte con troppa leggerezza e poca verità.