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Roma - Vi sono posti a Roma in cui l’arte può diventare un’esperienza sensoriale. L’odore dell’incenso spinge alla meditazione; gli occhi si perdono nell’ammirazione dei quadri, degli stucchi, dei pregiatissimi marmi talmente belli che molti li toccano per essere sicuri che siano vere quelle sfumature;  il suono di un organo tra i più importanti in Europa che esegue musiche di Bach spinge la mente verso orizzonti lontani; si può gustare il “cibo di Vita Eterna”.

Questo, e molto altro ancora, è la chiesa di Sant'Antonio con l’annesso Istituto, che si trovano nella via che da essi prende il nome: Portoghesi.

Da oltre quattrocento anni questo luogo è il simbolo di un legame che ha unito precedentemente il Papato e la Corona e che ancora oggi lega gli Italiani con i Portoghesi, uno spazio d’incontro tra due culture che hanno in comune una forte base culturale e religiosa, quella cattolica. Inoltre, i frequenti restauri degli edifici rappresentano il segno che la forma (conservazione e valorizzazione degli spazi), è anche sostanza. Da qualche anno l’Istituto Portoghese è anche sede di importanti mostre, come quella che è stata inaugurata recentemente  dal titolo:”Dignità della Memoria: Reminiscenze Portoghesi a Roma” che resterà aperta fino al 28 giugno, con apertura pomeridiana, da mercoledì a domenica.

Le opere esposte sono acquerelli dell’artista libonese Vasco d’Orey Bobone e ripercorrono, attraverso il filtro dell’autore, la presenza storica del Portogallo a Roma. La delicatezza della tecnica usata per dipingere i quadri, i colori pastelli usati con sapienza rimandano ad una città lontana dal turismo di massa, ma una capitale per visitatori attenti che si soffermano a guardare palazzi che rappresentano icone di bellezza e maestria. Osservando i dipinti sembra di ritornare alla Roma degli stornelli, di Rugantino, a quella parte più autentica della “Caput Mundi”. In considerazione dell’importanza della mostra, essa ha avuto il patrocinio di S. E. l’Ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede, dott. Antonio de Almeida Ribeiro, la Fondazione Antonio José Nogueira Lipari Garcia e la collaborazione del dott. Giuseppe Manica, dirigente culturale del Ministero degli Affari Esteri. In occasione del vernissage abbiamo chiesto all’artista Vasco d’Orey Bobone perché abbia scelto Roma come soggetto delle sue opere.

La Città Eterna mi ha affascinato per le sue bellezze, per questo ho effettuato un’accurata ricerca storica dei luoghi che potessero testimoniare il legame tra essa ed i portoghesi  e che ho cercato di trasporre nei miei dipinti”. Al curatore della mostra, prof Francisco de Almeida Dias, abbiamo chiesto di descrivere brevemente le motivazioni della mostra. “L’Istituto Portoghese di S. Antonio, ha da secoli un compito sociale, religioso e culturale. La memoria storica del sostegno offerto dalla Corona portoghese  alla città di Roma ci auguriamo possa essere una testimonianza di come l’arte sia segno e strumento di pace”.