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Il Gruppo D vede affrontarsi la favoritissima Argentina con Croazia, Nigeria e Islanda. Primo girone in cui la qualificazione è realmente in bilico. Oltre all’Albiceleste, sulla carta di gran lunga più quotata delle altre, il secondo posto se lo giocano il talento dei croati, lo strapotere fisico dei nigeriani e la disciplina tattica della favola Islanda.

Come già successo nel 2014 (e anche nel 2010) l’Argentina si presenta al Mondiale da strafavorita. A pesare sul destino dell’Albiceleste è la presenza di un certo Lionel Messi, diffusamente considerato il giocatore più forte nel panorama calcistico moderno, a pesare parecchio.

Attorno al capitano argentino ruota il fitto mistero di un rendimento che, dal punto di vista di trofei conquistati, non eguaglia minimamente il percorso intrapreso a Barcellona. E serve a poco, a quanto apre, il record assoluto di gol in nazionale (64): la Coppa del Mondo è l’unico modo di sugellare l’amore di una nazione per quello che, Maradona a parte, è sicuramente stato il suo giocatore più rappresentativo. Alla guida della “super-selezione” argentina Jorge Sampaoli, che alla guida del Cile, nel 2015, regalò una brutta delusione proprio a Messi&co. in finale di Coppa America. A lui l’arduo compito di guidare una squadra che ha già fagocitato due allenatori in tre anni (Martino prima e Bauza poi). L’allenatore ex Siviglia si è trovato, come accade sempre a chi guida nazionali piene zeppe di talenti, a dover fare scelte “dolorose”. E’ il caso, ad esempio, di Mauro Icardi, capocannoniere della Serie A. Infatti l’albiceleste ha nel pacchetto offensivo la propria forza: Messi, Aguero, Higuain, Dybala, Di Maria più il giovane Pavon e la riserva di lusso Eduardo Salvio. Impressionante, certo, ma è l’equilibrio che troppo spesso (e su questo Sampaoli non pare fare eccezione) è mancato alla nazionale sudamericana. In mezzo Mascherano pare l’unica pedina in grado di fare da filtro alle offensive avversarie. Dietro Otamendi, Fazio e Rojo hanno la missione di dare solidità ad un reparto che mostra più di una crepa. Insomma, l’Argentina, come ogni volta, parte con l’intento dichiarato di vincere attaccando. E noi, come ogni volta, speriamo che sia così. 

Al secondo, virtuale, posto nel girone, almeno rosa alla mano, troviamo la Croazia. La nazionale europea guidata da Zlatko Dalic è ritenuta da molti l’“Argentina d’Europa”. Non fosse altro che per la forte concentrazione di talenti e un’incompiutezza di fondo che appare come una maledizione senz’età. Sembra quasi che i giocatori della nazione balcanica abbiano la peculiarità di possedere doti tecniche da invidiare e un carattere altalenante, propenso a passare dalla più grande esaltazione alla più cupa depressione nel giro di pochissimo tempo. Come la nazionale argentina anche quella croata ha cambiato, dal 2016 ad oggi, due tecnici, fino ad arrivare a Dalic. L’esperienza dell’ex calciatore croato è poca e concentrata nel calcio arabo (ha allenato in Arabia Saudita ed Emirati Arabi dal 2010 al 2017) ma gli interpreti a disposizione sono ottimi. Il centrocampo è di sicuro il reparto più fornito: Modric, Rakitic, Brozovic, Perisic, Kovacic, Badelj e l’outsider Bradaric. In avanti poi fiducia a Mandzukic con Kalinic e Pjaca a partire dalla panchina (occhio anche a Kramaric dell’Hoffenheim). Dietro il settore probabilmente più fragile che però può contare sulla solidità di Lovren, Vida e Corluka, e sulla spinta di Strinic e Vrsajko.

Arriviamo alla Nigeria, terza forza in campo capace di disturbare qualunque avversario. La nazionale africana arriva alla sesta partecipazione ad un Mondiale. Alla guida il tedesco Gernot Rohr, che in Africa ha già allenato Gabon, Niger e Burkina Faso. In Europa invece la sua carriera si è divisa tra Francia (Bordeaux, Ajaccio, Nizza e Nantes) e Svizzera. Le Super-aquile non arrivano di certo a questo Mondiale con i favori del pronostico ma il cammino che ha portato alla qualificazione è stato abbastanza agevole, simbolo di una squadra preparata e convinta. La forza dei nigeriani è sicuramente nelle grandi capacità fisiche ma, soprattutto a centrocampo, la selezione gode di individualità importanti che hanno militato nei maggiori campionati europei. E’ il caso del capitano Obi Mikel, Onazi, Obi o il giovane Ndidi (Leicester City). In avanti spazio a Ighalo, ex stella del Watford adesso in Cina al Changchun Yatai. Sulla trequarti poi la tecnica non manca: Ahmed Musa,Alex Iwobi (talentino dell’Arsenal), Iheanacho (Leicester City) e la stella Victor Moses formano una batteria di fantasisti/velocisti capace di impensierire chiunque. Il reparto arretrato è di sicuro il più povero di nomi conosciuti: si poggerà probabilmente su Troost-Ekong e Omeruo, unici centrali con una minima esperienza internazionale.

Infine l’Islanda. Una delle più belle favole dello scorso Europeo dove i video dei tifosi dell’isola “artica” hanno fatto il giro del mondo. Il calore del tifo è stato sugellato da un cammino da sogno che ha portato la nazionale islandese, alla prima partecipazione ad un Europeo, ad eliminare l’Inghilterra agli Ottavi di finale per poi arrendersi ai padroni di casa, la Francia, ai Quarti. Per i ragazzi guidati dal ct Hallgrimsson si tratta della prima presenza ad un Mondiale e la piccola nazione è in assoluto stato di estasi. L’exploit di questa selezione negli ultimi quattro anni è qualcosa di unico e deve molto ad una campagna di sostegno al calcio da parte della politica islandese a partire dagli anni duemila. Per il ct Hallgrimsson si tratta della prima vera esperienza da allenatore (per lo meno nel calcio maschile): agli Europei del 2016 era infatti il vice di Lagerback. Non così pochi, come si potrebbe credere, i nomi da sottolineare tra i convocati. In testa c’è sicuramente Gylfi Sigurdsson, fantasista adottato dalla Premier League inglese. Tra i noti anche Halfredsson, Bjarnason (ex conoscenze della Serie A) insieme al giovane Gudmundsson (Psv) e al più esperto Finnbogasson (Ausburg). Ad impensierire però, più che i singoli, dev’essere il collettivo: l’Islanda è una squadra molto organizzata, consapevole dei propri limiti e sospinta da un’euforia più unica che rara.

CURIOSITA’ – Partiamo proprio dall’Islanda. Le curiosità non mancano: prima volta ad un Mondiale in quasi cento anni di storia, giusto per fare un esempio. Si tratta poi della nazione più piccola a partecipare alla rassegna di Russia 2018, l’unica con popolazione sotto al milione di persone. E’ arrivata prima nel girone di qualificazione al Mondiale proprio davanti alla Croazia che incontrerà nuovamente nel primo turno: con i balcanici ha vinto 1-0 in casa e perso 2-0 in trasferta. Infine l’attuale ct, Hallgrimsson, fino al 2016, prima di prendere in mano la nazionale da allenatore, era un dentista.

La Nigeria è ritenuta una delle nazionali africane più forti. Tre le Coppe d’Africa in bacheca. Al Mondiale ha raggiunto gli ottavi di finale per ben tre volte: nel 1994, 1998 e 2014. Le Super-aquile per la quinta volta capitano nel girone insieme all’Argentina: l’albiceleste ha sempre vinto a parte che a Francia ’98. Comunque andrà il Campionato del mondo la Nigeria si è già imposta, grazie alla sua nuova maglia, sul mercato: quasi tre milioni le richieste che frutteranno qualcosa come 250milioni di euro. La casacca potrebbe battere il record detenuto dal Manchester United che nel 2016 è riuscito a vendere più di 3 milioni di magliette.

La Croazia ha l’Islanda nel proprio destino. Con la nazionale scandinava ha già disputato il girone di qualificazione al Mondiale e il playoff per lo scorso Mondiale che vide uscire vincitori i croati. Tra le nazionali balcaniche, nate dalla divisione della Jugoslavia, la Croazia è quella che ha ottenuto i risultati migliori. Fiore all’occhiello il terzo posto di Francia ’98 con l’attaccante Davos Suker che conquistò anche il titolo di capocannoniere. Le prestazioni di quel Mondiale gli sono valse il riconoscimento come miglior piazzamento per una squadra esordiente in una Coppa del Mondo. Suker, con 45 reti, detiene il record assoluto di gol ma al secondo posto, con 30 realizzazioni, Mario Mandzukic può ambire all’importante primato.

Infine passiamo all’Argentina. Per l’albiceleste il recente passato non è stato di certo esaltante: ha perso infatti le ultime tre finali disputate, compresa quella dell’ultimo mondiale contro la Germania. E’ tra le nazioni di più grande tradizione a livello internazionale: ha conquistato due mondiali e 14 Coppa America. Inoltre ha “saltato” solamente quattro edizioni della Coppa del Mondo in tutta la storia della competizione. Javier Zanetti detiene il record di presenze (145) ma è marcato stretto da Mascherano (143) che lo supererà probabilmente durante il Mondiale russo. Lionel Messi, oltre a detenere il record di reti per l’albiceleste, detiene anche due importanti primati individuali: è infatti il giocatore più giovane ad aver esordito e aver segnato ad un Mondiale di calcio.