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All’interno della programmazione di Villa Ada-Roma incontra il mondo troviamo I Bud Spencer Blues Explosion, ovvero i romani Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio, reduci dal loro ultimo impegno discografico: Vivi Muori Blues Ripeti.
Il disco arriva a distanza di quattro anni dal loro precedente
BSB3.

Arrivati sotto il palco ci si accorge subito di una cosa: è tardi e non c’è quasi nessuno. Ad interrompere il nostro stupore ci pensano tre ragazzi sui 13-14 anni muniti di chitarra, basso e batteria, che si palesano ed iniziano a suonare.

Ci ritroviamo all’improvviso immersi in una raffica di cover che rievocano i Ramones, gli Who, i Rolling Stones e molti altri ancora, talvolta intervallate anche da due o tre pezzi inediti del gruppo.

La domanda sorge legittima: “Chi sono questi tre ragazzini che suonano sul palco di Villa Ada?!”. La risposta ce la offre direttamente la loro gran cassa: stiamo ascoltando The Minis.

Giovani, carichi e spudorati: il gruppo perfetto per preparare il pubblico a ciò che verrà dopo.

La folla inizia a raggrupparsi sotto il palco appena in tempo per salutare i tre ragazzi ed aspettare l’ingresso sul palco dei BSBE che non tardano a presentarsi, accompagnati da Francesco Piacenza (basso) e Tiziano Russo (tastiera e percussioni). Le sonorità raggiunte con l’ultimo disco si riconoscono anche dall’addizione di questi componenti, capaci di sostenere il duo ma anche di esibirsi nei vari assoli presenti all’interno della scaletta.

La grinta si sprigiona sul palco sin dalla prima canzone: la chitarra piange, canta, urla insieme a Viterbini sotto il suo comando, mentre le bacchette vibrano sulla batteria con forza e puntualità costanti. Sono ragazzi che suonano e suonano bene, puntando soprattutto sull’affiatamento dei due che continua a dimostrarsi incredibilmente proficuo.

Particolare entusiasmo registrato al terzo punto della scaletta, dove troviamo E Tu?, singolo del disco, come anche all’ingresso di Davide Toffolo (Tre Allegri Ragazzi Morti) con il quale hanno interpretato la bellissima Io e Il Demonio.
Il brano risulta molto utile al tentativo di descrivere le differenze che intercorrono tra l’ascolto delle registrazioni in studio e quello dal vivo: è incredibile la carica che sono in grado di emanare dal palco! La versione live è imparagonabile rispetto a quella contenuta nel disco.
Qualitativamente il disco è inattaccabile, ma chi li ha ascoltati in entrambi i modi sa perfettamente che l’ascolto in camera non combacia assolutamente con il live: sono necessari il sudore, i calci, gli sputi, gli sguardi che offrono da sopra il palco per poter apprezzare davvero l’umanità del gruppo.

Risulta ancora più evidente quando dopo aver dedicato la prima parte della scaletta esclusivamente all’ultimo disco, si ripresentano sul palco nella formazione che li ha consacrati.
In quattro suonano bene, senza dubbio, ma in due si conoscono e riconoscono fin troppo bene per interrompere questa sinergia.
Non a caso alcuni tra i momenti migliori del concerto sono state indubbiamente le jam session nelle quali si sono esibiti.

Spaziando dal blues al rock, mantenendo i tratti propri dell’alternative, arrivano perfino a sfoderare una cover di Hey Boy Hey Girl dei Chemical Brothers, che muove il pubblico fino a farlo ballare e saltare.
La terra sotto i nostri piedi si alza sotto l’imposizione del ritmo, ma nessuno si dispiacerà.

Ci riprendiamo appena in tempo per un’ultima (grandiosa) jam, prima che le note di Calipso ci diano la buonanotte.
Allora un saluto ai musicisti, che nel frattempo sono tornati ad essere in quattro e ci sorridono da sopra il palco.

Rimangono la grande carica che per tutta la sera ci ha travolti e la consapevolezza che da oggi in poi riascoltarli in camera non sarà più lo stesso.