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Con uno sguardo triste e malinconico alla periferia romana, questo film racconta la vita di Fortunata, una donna che non ha molte affinità con il suo nome ma non si arrende alla vita.

Castellitto dirige la sua sesta pellicola (La buca, 2014, Venuto al mondo, 2012, La bellezza del somaro, 2010), scritta dalla moglie Margaret Mazzantini. Fortunata è una parrucchiera a domicilio, con un matrimonio fallito alle spalle e una figlia un po’ ribelle, Barbara (Nicole Centanni). Il suo ex marito Franco (Edoardo Pesce) è un uomo violento, una figura piuttosto negativa nella sua vita, infatti subisce la sua presenza

. Chicano (Alessandro Borghese) amico della donna, le sta vicino anche se non è equilibrato e deve badare alla madre che soffre di Alzheimer. Ma comunque la sostiene per realizzare il suo sogno di aprire un negozio da parrucchiera.

Un film che parla proprio di sogni, forse troppo difficili da realizzare e di circostanze troppo sfavorevoli in cui i personaggi affondano inesorabilmente.

Il testo e i dialoghi sono molto realistici e ci immergono in una realtà altra, un contesto infelice fatto di situazioni dure e difficili da raccontare. Il personaggio di Fortunata (Jasmine Trinca) ricorda per certi aspetti Italia di Non ti muovere, perché hanno in comune una strana tristezza e rassegnazione negli occhi. La differenza è forse la determinazione che contraddistingue la donna, anche se questo film non parla di vincenti. Dialoghi veloci e diretti per un film che si vede tutto d’un fiato.

La regia è estremamente lenta, insegue i personaggi e li accompagna nelle loro azioni. Un contrasto perfetto tra il caos emotivo che vivono i personaggi e il visivo, che segue un percorso a parte, soffermandosi sui dettagli o dei totali visivamente suggestivi. Esprime la fatica, fisica e morale che subiscono i protagonisti, ognuno a suo modo, enfatizzata dal sudore e il caldo estivo.

Jasmine Trinca è perfetta, esprime tutti i conflitti che la donna vive e subisce, la passione, la determinazione e la rassegnazione. Tutto in lei racconta Fortunata, dal passo spedito sui tacchi agli sguardi, un’interpretazione urlata e consapevole. Accorsi fa un passo indietro, è poco convincente ma in fondo, reduce da Veloce come il vento, per lui sarà difficile eguagliare quella prova attoriale. Borghese stupisce con il suo Chicano, personaggio molto complesso, rendendogli giustizia, anche se molto sottotono rispetto a quello di Fortunata. Infine, notevole anche Edoardo Pesce, drammatico e cinico, lascia con il fiato sospeso.

Il duo Castellitto-Mazzantini stavolta non delude, con uno spaccato di Roma che mostra situazioni pacchiane, ma che sono molto più profonde di quello che sembra. Assolutamente consigliato.