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Sempre più spesso, senza accorgercene, ci ritroviamo al cinema, o a casa, a guardare film che sono figli di romanzi e opere letterarie.

Negli ultimi anni, i film ispirati a romanzi  sono di gran lunga aumentati, rendendo le pagine da cui sono nati, dei veri e propri casi letterari. Uno degli esempi che ci viene istintivamente fare, riguarda un successo cinematografico di pochi anni fa: Chiamami con il tuo nome,  di Luca Guadagnino, uscito nel 2018. Il film vuole essere un adattamento del romanzo omonino, dello scrittore statunitense André Aciman, pubblicato per la prima volta nel 2007.

Il film di Guadagnino differisce in diversi modi dal romanzo di Aciman; mentre il romanzo funge da ricordo di Elio, che ne è il narratore, il film è ambientato interamente nel tempo presente. L'ambientazione è stata spostata da Bordighera, sulla Riviera ligure, alle campagne di Crema, in Lombardia, così come la location del breve viaggio finale di Oliver ed Elio, è mutata da Roma a Bergamo. Il regista ha inoltre deciso di cambiare l'ambientazione dal 1987, del romanzo, al 1983, spiegando che considera i primi anni '80 come la fine di un'epoca.

Ma quello in cui riescono entrambe, romanzo e film, è la descrizione  di un sentimento estivo e della bellezza della nascita di un desiderio, che va oltre le etichette e le apparenze. Quella che ci viene raccontata è una storia d’amore, da non definire categoricamente come omosessuale, ma piuttosto come l’espressione di un sentimento universale verso una persona in quanto tale,  aldilà di quello che può essere il suo genere sessuale. Siamo nel 1983, e come ogni estate Elio (Timothée Chalamet), diciassettene con la testa costantemente tra le pagine dei libri, e i suoi genitori, intellettuali, multilingue e dalla mentalità aperta, aspettano  nella loro villa di Crema il  dottorando di turno (Armie Hammer), che il padre di Elio ospiterà per sei settimane nel periodo di vacanza.

Il ragazzo che si presenta, però, non è il solito dottorando noioso, appassionato di lettere antiche e archeologia, ma un carismatico e affascinante 24enne che riuscirà a catturare l’attenzioni di molti, in particolar modo di Elio, che vede in Oliver qualcuno con cui condividere pensieri sulle proprie letture, posti segreti, spartiti musicali, ma soprattutto la sua intima visione del mondo. Chiamami con il tuo nome, è un film delicato ed elegante, fatto di corpi, da quelli scolpiti dell’arte ellenica studiata dal Professor Perlman e Oliver, fino a quelli dei due protagonisti, che tra un bagno in piscina e l’altro, si guardano da lontano, si studiano, si cercano.

Tra camice e canzoni anni ’80, i due da subito  instaurano una forte intesa, che nasce da un assiduo scambio intellettuale. Nonostante questo, l’attrazione che Elio prova per Oliver non si affida mai alle parole, al contrario è mimetizzata: le motivazioni profonde che sono dietro l’agire del ragazzo, sono affidate alla capacità di lettura dello spettatore.

Tutta la loro storia, fatta di detto e non detto, di fraintendimenti, gelosie, sguardi fugaci e poi riconciliazioni, è avvolta dalla classica atmosfera estiva, che tutti almeno una volta nella vita hanno vissuto. Il frinire  delle cicale, l’afa dell’ora di pranzo, l’ozio del primo pomeriggio, il sole che entra nella stanza attraverso le serrande, le nuotate prima di cena, le passeggiate in bici, i capelli bagnati che si asciugano al sole, le letture che inevitabilmente segnano in modo diverso ogni estate. Ogni scena, ogni momento è dilatato nel tempo, proprio per darci l’impressione di quei pomeriggi estivi che sembrano non avere mai una fine.

Quella che ricorre nel film, ma soprattutto nel romanzo, è una filosofia proustiana che gioca tutto sull’elemento del ricordo. Molto spesso i ricordi di Elio sono collegati a particolari odori, luoghi, suoni, sensazioni che lo portano a rivivere determinati momenti della sua estate, fatta di attese, paura del rifiuto, e crescita interiore. Quello che Guadagnino e Aciman ci vogliono far vivere è proprio un amore estivo, che viene vissuto intensamente, che è affamato di ogni piccolo momento, e consapevole della nostalgia e del dolore che lascerà una volta che arriverà l’autunno.  Call me by your name è proprio questo: accettazione del dolore che rimane, e di sé stessi, in quanto prova del coraggio di aver vissuto, e vivere,  intensamente le proprie emozioni.