“ …non c’è niente più bello di una vigna ben zappata, ben legata, con le foglie giuste e quell’odore della terra cotta dal sole d’agosto. Una vigna ben lavorata è come un fisico sano, un corpo che vive, che ha il suo respiro e il suo sudore…” Cesare Pavese (“La luna e i falò)
Per capire la magia e la poesia sapientemente descritte nell’opera citata dell’autore italiano vi è un modo privilegiato: visitare una vigna nel periodo della vendemmia. Questa stuzzicante “wine experience” é consigliata sia agli appassionati del vino, che ai curiosi verso una prima esperienza nell’affascinante cultura del vino.
Sostanzialmente, viene suggerito di regalarsi l’opportunità di superare la semplice degustazione di un grappolo d’uva e/o calice a favore di un’accattivante conoscenza diretta per viaggiatori in cerca di emozioni autentiche a contatto con la natura, le sue colline, i suoi caldi colori con tutte le sfumature del giallo – arancione. Una passeggiata tra i vigneti consente di scoprire sensazioni di benessere tramite la conoscenza di un frutto prelibato in grado di esaltare gli aromi e gli odori di un territorio, di riscoprirne l’autentica anima contadina. Di quest’ultima favorisce anche la comprensione della maestria nel lavoro manuale, o meglio, “artigiano” necessario alla produzione, dal diradamento del verde alla vendemmia, per poi iniziare un altro ciclo produttivo.
E’ un sottile piacere, che ricorda quelli semplici e indimenticabili dell’infanzia, l’assaporare un grappolo d’uva che è stato appena staccato dalla vite, in campagna. Una goduria per il palato e non solo. Questo, purtroppo, non è sempre vero per tutte le uve da tavola, soprattutto quelle comprate nei supermercati che, in generale, non sono giunte pienamente a maturazione, hanno la buccia sottile, sono senza semi e spesso hanno un sapore che ricorda lontamente quello descritto in precedenza.
Eppure, vi è una varietà, l’uva moscato, che ha alcune vocazioni interessanti rispetto ad altri frutti simili. L’uva moscato, infatti, è ottima sia come uva da tavola, con un sapore di miele; sia come uva da vino. Quest’ultimo, inoltre ha la singolare qualità di conservare il gusto del frutto da cui origina, dato che non sempre il sapore di un vino ricorda quello di pura uva, bensì anche altri frutti o sapori.
Ho sperimentato quanto illustrato in occasione della Sagra del Vino Moscato tenutasi nella frazione di Vallemarina del Comune di Monte San Biagio, in provincia di Latina. Si è trattato di uno degli appuntamenti enogastronomici più “gustosi” del territorio pontino. La manifestazione, organizzata dal Comitato di Zona Vallemarina con il patrocinio della Provincia di Latina, Camera di Commercio Frosinone - Latina, XXII Comunità Montana degli Aurunci e Ausoni e Informare, ha inteso promuovere l’eccellenza vitivinicola locale offrendo a tutti i visitatori assaggi gratuiti di uva e vino moscato. Un ringraziamento particolare all’Assessore al Turismo di Monte S. Biagio Annamaria Ferreri per aver organizzato un press tour nel vigneto dell’imprenditore agricolo locale Dario Rosati. Tale iniziativa si inserisce all’interno del programma di attività, strategie di comunicazione ed iniziative di marketing finalizzate alla conoscenza ed attrattività del territorio. Nella stessa occasione il Prof. Marco Greggio, docente di Analisi Sensoriale, ha spiegato le proprietà organolettiche e guidato una degustazione di grappoli e vino d’uva moscato. Non si è trattato, quindi, del semplice mangiare una prelibatezza, ma dell’introduzione ad un’arte che ha coinvolto tutti i sensi dei presenti, invitandoli ad assaporare ogni sfumatura che il frutto ed il vino possono offrire. Pertanto, l’analisi sensoriale consiste nell’osservazione e nell’assaggio di ogni componente dell’uva, in particolare della buccia, polpa e vinaccioli; senza dimenticare che essa rappresenta una modalità pragmatica per determinare il tempo della vendemmia.
Nella degustazione assumono maggiore rilievo la vista, l’olfatto ed il gusto. La prima consente, in particolare, di valutare il colore e la trasparenza dell’acino; l’olfatto ne favorisce la distinzione nei profumi, anche attraverso una tecnica utilizzata per l’assaggio dell’olio detta “strippaggio”. Essa consiste nell’ispirare aria dalla bocca a denti stretti e rumorosamente, in tale maniera si vaporizzano le particelle e si sprigionano tutti i sapori ed aromi. Attraverso il gusto si percepiscono i sapori fondamentali come il dolce, l’acido, ed altre caratteristiche come la croccantezza.
In riferimento al vino, si può affermare che non esiste un solo Moscato, ma una “famiglia” aromatica che profuma di fiori, frutta matura e spezie dolci, ideale per l’introduzione alla convivialità, dolcezza calibrata e tradizione. Esso, più che dolce è, come già affermato, aromatico e versatile. Infatti, può essere gustato come vino secco, spumante, può esaltare sia la pasticceria che numerosi piatti della cucina italiana, specie i piatti equilibrati, senza dimenticare la freschezza che può accompagnare nella preparazione della carne.
Un ulteriore elemento evidenziato dal Prof. Marco Greggio è che i vigneti di Monte S. Biagio sorgono in zone calcaree caratterizzate da un microclima che ne esalta le produzioni di eccellenza, analogamente a quanto accade con l’olio. Di quest’ultimo, nel corso dello stesso evento, sono state illustrate le caratteristiche organolettiche dal Presidente della Cooperativa “Foglia d’Oro” Carlo Gallozzi, con l’affettuosa partecipazione dell’Amministratore della Cooperativa “Terra dei Miti” Claudio Filosi.










