La maggior parte delle persone che mi conoscono - eccetto i pochissimi… - mi descrive come una persona solare, ironica, folle, libera. Totalmente fuori dagli schemi. È vero…

Ma prendere tutto come un gioco, sdrammatizzare anche la peggiore delle sventure, è l’arma più potente di resistenza ad una società che non sento schierata al mio fianco.

Il mio anticonformismo non è solo un atto di ribellione, ma l’essere profondo che mi rappresenta. Non lo faccio per sentirmi “diversa”: lo sono!

Gli altri si divertono con me come se fossi un’assurda temeraria che si muove con la stessa spontaneità di un bambino: agisce di impulso, ma lo fa nel bene, mai per scopi contrari.

Appaio senza filtri o forse ho semplicemente smesso di metterli. Non ho più voglia di allontanarmi da quello che sono. Oggi sono io, più che mai.

Poi c’è la parte forte, determinata, assertiva. Quella tenace, coraggiosa. Quella che può fare paura…Che non tutti comprendono o accettano.

Accanto a questa immagine di energica giovialità e sicurezza in cui mi calano gli altri, ci sono io che attraverso le mie mila contraddizioni.

Certe volte penso di non essere mai stata vista veramente. Di essere come una pecora bianca.

 

Che fluttua sul giudizio pesante dei sensi di responsabilità, sull’apparire sempre impeccabile. Compiuta. Sull’essere ciò che non sono o non posso essere in quel momento.

E alla fine scompare pure lei. La pecora in mezzo al gregge. Quando per dimostrare che c’è, basta solo contare che sia presente. Allora puoi essere la numero uno o la trenta, senza che faccia più alcuna differenza. L’importante è che alla fine, la somma torni.

 

C’è bisogno di spiegare tanto altro ancora…

Se quella maggioranza mi avesse davvero guardata, saprebbe che amo le luci delle grandi città ma adoro l'intimità della campagna.

Che ho frequentato gente ricchissima ma è dai più poveri che ho ereditato la qualità d’animo.

Che mi piace stare in mezzo alla gente, mischiarmi alle culture, viversi ma che ho bisogno di isolarmi per riallineare la mia sensibilità al sentire comune. Perché quella delicatezza emotiva mi rende molto fragile. Mi ferisce fin sotto la pelle. 

Se quella maggioranza mi avesse davvero guardata, saprebbe che la pioggia mi affascina, quando posso stare sotto le coperte e sognare sopra le stelle.

Che l'autunno mi ricorda che anche gli alberi perdono le foglie per lasciare andare qualcosa. Ma poi è il sole che mi rigenera da dentro. La vista del mare. Lo sguardo che si perde nell’immensità.

Che sono passionale ma un’appassionata romantica. Che sogna. Che idealizza tutto.

Saprebbe che la sofferenza e il dolore altrui li sento miei, in qualche modo. Che mi commuovono gli anziani. I bambini insieme agli animali. Il grazie dopo aver ricevuto.

Che mi confido con il cielo.

Che il Cipresso affacciato alla finestra della mia ex cameretta, me lo porto nello sguardo. Come se fosse l’unico orizzonte al mondo.

Che la notte mi mette malinconia ma è la dimensione in cui mi sento più sgombra.

 

Certe volte penso di non essere mai stata vista veramente.

Che gli altri si soffermino più sull’aspettativa, che sulla complessità.

Che una persona è centomila soffi.

Verità e illusione.

 

Una pecora bianca,

ma forse no.

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