A Pamela
Indietro non si può tornare.
Accade che qualcuno se ne va e non dipenda da nessuno.
Perché se Thanatos bussa alla porta, puoi solo aprirla.
È successo al papà di una mia cara amica. Si è addormentato la mattina del primo gennaio 2026.
Che strano è?
Un nuovo anno inizia sempre con una fine.
Il tempo, come la vita è un ciclo perfetto.
Quando succede agli altri penso a come dovrò prepararmi io.
A quanto si spezzerà tutto. A come sia innaturale perdere un genitore. Deve essere qualcosa che ti lacera. Che ti lascia uno strappo interminabile. Nell’eterna ferita.
Come affronterò quella caduta?
Ma chi ti crea ad un certo punto se ne va…
E indietro non si può tornare.
Allora mi piace immaginare che prima che questo momento accada, l’uomo scoprirà un nuovo pianeta da abitare. Un posto dove verranno portati i nostri cari quando diventano anziani o sono colpiti da malattie incurabili. E anche chi se ne è già andato potrà tornare per “cambiare casa”. Così penso che quella morte fisica sia solo una distanza e non più una fine.
Un tempo infinito di vita. La cura per noi.
Anche se l’idea dell’immortalità non mi piace, ho bisogno di credere che questa vita terrena sia solo un passaggio. Che tutto continua. Muta. Si trasforma. Evolve.
Che l’esistenza possa respirare ancora, per lasciarmi connessa.
In una cultura così legata al materiale, accettare il distacco quando è corporeo è difficile. Dobbiamo sentire con tutti i sensi. Sapere che c’è tangibilità.
Eppure l’anima resta, in qualche parte dell’universo.
Resta l’amore intorno. Il bene reciproco.
Mi interrogo sul dopo, su cosa ci aspetti oltre la vita. Esisterà davvero un paradiso per i buoni? Sconteremo le nostre pene per salvare l’anima?
Forse prima o poi andremo tutti su Marte, rincontreremo i nostri cari e insieme abbandoneremo il terreno per espanderci nell’impalpabile etereo.
Prima di allora, continueremo ad affrontare prove. A fare le guerre. A provare dolore. A sentirci mortali.
E chissà se Marte ci accoglierà tutti. Se anche qui ci sarà una selezione. Se il destino deciderà per noi. Se l’uomo diventerà più generoso, offrendo il suo posto a qualcun altro.
Chissà se accetterò la morte fisica dei miei genitori.
Se li sentirò vibrare nell’aria. Se torneremo a ballare sopra le nuvole. In uno di quei cieli bianchi con la luce sempre accesa.
Per guardarsi un’altra volta.
Toccarsi da lontano.
Incontrarsi nei sogni.
Sentire che c’è solo una distanza e non più una fine.
In un tempo infinito di vita. La cura per noi.










