Credits: Katia Grosso

«Cosimo guardava il mondo dall’albero: ogni cosa, vista di lassù, era diversa, e questo era già un divertimento.»

«Salì sugli alberi per guardare bene la terra.»

Queste due citazioni, tratte da Il barone rampante di Italo Calvino, sintetizzano efficacemente il nucleo tematico del cortometraggio Passanti, diretto da Damiano Salvatore Antonini e Giorgia Terranova. Nel romanzo di Calvino, Cosimo decide di salire sugli alberi in seguito ad un litigio con i genitori, per un piatto di lumache che si rifiuta di mangiare. Quello che inizialmente appare come un gesto impulsivo ed infantile, si trasforma presto in una scelta di vita irrevocabile.

Stanco delle rigide convenzioni e dell'ipocrisia della società nobiliare, Cosimo sceglie di vivere tra i rami per preservare la propria indipendenza e rimanere fedele ai propri principi morali. La posizione sopraelevata gli offre una prospettiva privilegiata sul mondo: proprio grazie al suo distacco dalla terra, egli riesce a osservare le vicende umane con maggiore lucidità e obiettività, partecipando  alla vita della comunità in maniera più libera e consapevole.

Una prospettiva analoga caratterizza uno dei protagonisti di Passanti: l'uomo che vive sul ponte. Sebbene il suo punto di osservazione non sia elevato come quello di Cosimo, anche il ponte assume un forte valore simbolico, configurandosi come uno spazio di confine e di osservazione privilegiata. Da lì, il protagonista riesce a cogliere con chiarezza le dinamiche della società e delle relazioni umane, sviluppando uno sguardo critico e responsabile. L'uomo si sente parte del mondo che osserva, ma al tempo stesso ne mantiene una distanza che gli consente di non esserne completamente assorbito. Il suo è uno sguardo esterno, una voce fuori dal coro: non giudica, ma osserva con lucidità, avendo raggiunto una piena consapevolezza della propria identità, attraverso il distacco da quei modelli sociali nei quali non si riconosce.

Questa visione si scontra inevitabilmente con quella dei passanti e, in particolare, con il gruppo di ragazzi protagonista del cortometraggio. Il loro incontro mette a confronto due modi opposti di abitare il mondo e costruire la propria identità nella società contemporanea: da un lato, la scelta di prendere le distanze dalla massa per affermare autenticamente sé stessi; dall'altro, la tendenza a lasciarsi trascinare dall'omologazione del gruppo, rinunciando progressivamente alla propria individualità e finendo per vivere nell'ombra del proprio vero essere.

In questa prospettiva, Passanti si configura come una riflessione sull'identità, sulla libertà e sul coraggio di scegliere uno sguardo diverso sul mondo. Proprio come Cosimo, il protagonista comprende che è necessario prendere le distanze dalle convenzioni per riuscire a vedere con maggiore chiarezza la realtà e, soprattutto, sé stessi. Il ponte, al pari dell'albero calviniano, diventa così il simbolo di un luogo intermedio, sospeso tra appartenenza e distacco, dal quale è possibile osservare criticamente la società senza rinunciare a farne parte. Il cortometraggio invita dunque lo spettatore a interrogarsi sul valore dell'autenticità in un'epoca dominata dall'omologazione, ricordando che, talvolta, è proprio allontanandosi dalla massa che si riesce a trovare la propria voce e a guardare davvero la terra.

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