Foto: delegazione di Roma della Regione Lombardia

Non si è ancora spenta del tutto l’eco del Giubileo della Speranza e, nella mente, tornano le parole che Papa Francesco ha rivolto nel corso della sua omelia per la messa del Giubileo degli artisti e del mondo della cultura: “…La questione del tempo e quella della rotta.

Siamo pellegrini o erranti? Camminiamo con una meta o siamo dispersi nel vagare? L’artista è colui o colei che ha il compito di aiutare l’umanità a non perdere la direzione, a non smarrire l’orizzonte della speranza» e che  «nessun algoritmo potrà sostituire la poesia, l’ironia e l’amore»; «La vostra arte sia annuncio di un mondo nuovo. La vostra poesia ce lo faccia vedere! Non smettete mai di cercare, di interrogare, di rischiare».

Nonostante quanto detto, il pessimismo potrebbe prevalere ed interrogarsi sul senso dell’arte nel clima fortemente guerrafondaio che stiamo vivendo e pieno di incognite a livello personale anche in zone lontane dai teatri di guerra. Ai profeti di sventura Papa Francesco ha sbarrato il passo enunciando fermamente che «L’arte non è un lusso, ma una necessità dello spirito. Non è fuga, ma responsabilità, invito all’azione, richiamo, grido».

A ben guardare, inoltre, ripercorrendo a grandi passi la storia dell’arte, soprattutto dal Rinascimento, in cui sono state rappresentate in modo eccelso la violenza e la morte di questo mondo, vi è stato un costante filo rosso che ha spinto a cercare, in linguaggio moderno, di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Plausibilmente è questa l’accezione dell’espressione di Eugenio Montale nella sua poesia “L’agave sullo scoglio”: “Sotto l’azzurro fitto / del cielo qualche uccello di mare se ne va / né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto “più in là”. In altri termini, le opere dell’artista non rappresentano tanto la realtà fattuale, quanto una profezia, una condizione dell’homo viator, quella della perenne ricerca.

Detto diversamente, il Pontefice ha attribuito, senza ombra di dubbio, all’arte la forza e la capacità di riuscire a vedere la bellezza persino nella debolezza, vulnerabilità, dolore e tormento: «Voi, artisti e persone di cultura, siete chiamati a essere testimoni della visione rivoluzionaria delle Beatitudini. La vostra missione è non solo di creare bellezza, ma di rivelare la verità, la bontà e la bellezza nascoste nelle pieghe della storia, di dare voce a chi non ha voce, di trasformare il dolore in speranza».

E’ per questo che volentieri pubblichiamo il comunicato stampa che ci è gentilmente pervenuto dalla delegazione di Roma della Regionge Lombardia che ha aperto i propri spazi all’arte contemporanea con “Ferite complesse”, mostra personale dell’artista comasca Elisabetta Necchio, visitabile fino al 15 ottobre nella sede di Via del Gesù, 57.

L’esposizione propone una serie di opere realizzate in grafite e un grande dittico a olio con tecnica del “frottage”, basata sullo sfregamento della tela. I dipinti sono realizzati in dialogo con le poesie della scrittrice argentina Alicia Saliva, i cui versi accompagnano il percorso espositivo creando un intreccio tra parola ed immagine.

“Si tratta – spiega il responsabile della sede romana di Regione Lombarida, Andrea Salini – del quarto progetto espositivo che ospitiamo presso la nostra sede, che in questi anni, ha investito con determinazione su un modello culturale sempre più attuale: siamo convinti, infatti, che le sedi pubbliche non debbano essere percepite esclusivamente come luoghi amministrativi, ma anche come spazi aperti al dialogo con la società, con i territori e con i linguaggi del contemporaneo. Portare l’arte dentro una sede istituzionale significa affermare che la cultura non è un elemento accessorio, ma una componente essenziale della vita collettiva e della qualità degli ambienti che abitiamo ogni giorno”.

Il tema del progetto espositivo

Il progetto artistico affronta temi universali come la memoria, la fragilità umana, il dolore e la possibilità di trasformare le ferite dell’esistenza in occasioni di crescita e rinascita. Nelle opere di Necchio il tessuto diventa metafora della vita, una trama che può lacerarsi ma anche essere ricucita, accogliendo le cicatrici come parte integrante della propria storia.

 “Per raccontare la ferita – racconta la pittrice comasca – e la sua trasformazione ho scelto la tecnica del “frottage”, che richiama la trama di tessuto capace di lacerarsi ma anche di ricomporsi. Nelle opere più recenti quel tessuto ferito diventa materia di ricostruzione, simbolo della possibilità di trovare nuove forme di equilibrio e speranza”.

Anche il libro di versi cui si ispirano le opere si chiama “Ferite Complesse”, una scelta voluta dalle due artiste che hanno lavorato insieme per costruire questa narrazione unica che utilizza differenti mezzi espressivi. Non a caso nella prefazione al volume, il poeta Davide Rondoni descrive questo progetto a quattro mani come un percorso capace di attraversare il dolore senza rinunciare alla speranza, perché è questa la chiave di lettura che accomuna sia i testi di Alicia Saliva, sia le opere di Elisabetta Necchio.

Il dialogo – afferma la poetessa argentina – tra il linguaggio delle illustazioni e il linguaggio poetico è cominciato tanti anni fa attraverso un’amicizia che ha portato me a modificare i pezzi guardando le illustrazioni che Elisabetta faceva e lei a modificare le immagini per cercare di dare una forma migliore al contenuto delle parole.

Il dittico cuore della mostra

Particolarmente significativa è la genesi del dittico che costituisce il fulcro della mostra. L’opera nasce infatti da un racconto contenuto nei testi di Alicia Saliva: una figlia che ogni giorno visita la madre malata di Alzheimer. Nonostante la progressiva perdita della memoria, la donna continua a ripetere una sola frase: “Sto preparando il manto per Maria”. L’anziana donna si riferisce al suo desiderio di tessere il mantello per la Madonna, una volontà così forte che rappresenta il leit motiv delle sue giornate. Un’ immagine semplice e luminosa che, nel dramma della malattia, diventa simbolo di continuità, speranza e resistenza interiore.

Da questa suggestione prende forma il lavoro di Necchio: una figura intenta a tessere un manto potenzialmente infinito, attraversato da fili di colore che ricompongono gli strappi della superficie. Un’opera che restituisce una visione positiva e aperta della vita, capace di trovare luce anche nelle esperienze più difficili.

“Come succede nelle relazioni quotidiane – aggiunge l’artista – non tutto resta per sempre. Anche il tessuto a volte si lacera, a volte diventa un fiore, un albero o una carezza. Proprio questa esperienza mi ha suggerito un passo in più che prende vita nelle ultime due opere ad olio: quello stesso tessuto ferito ha la possibilità di diventare materiale di ricostruzione”.

La sede di Regione Lombardia a Roma

La rassegna pittorica diventa anche un invito, per chi la visiterà, non solo ad osservare le opere, ma a interrogarsi su come gli spazi pubblici possano tornare ad essere luoghi di esperienza condivisa, capaci di generare memoria, relazione e immaginazione. Versi e dipinti, infatti, trasformano quelli che sono gli ambienti di lavoro della delegazione di Regione Lombardia a Roma in luoghi di cultura, di confronto e arricchimento. In questo modo funzionari, visitatori e cittadini diventano fruitori involontari di un progetto che porta la cultura fuori dai contesti tradizionali e la inserisce nel tessuto vivo dell’ente regionale.

“Questa mostra – conclude Salini – si inserisce perfettamente in questa visione, affrontando temi profondamente umani: la fragilità, la memoria del corpo, la lacerazione, ma anche la possibilità di ricucire, trasformare e generare nuova forma, E’ una metafora che parla anche alle istituzioni. Perché le istituzioni, quando svolgono fino in fondo il proprio compito, sono chiamate proprio a ricucire, a creare legami, a tenere insieme comunità, territori, esperienze e sensibilità diverse. Un valore simbolico per la nostra delegazione: qui a Roma. Regione Lombardia porta non solo la propria presenza istituzionale, ma anche la ricchezza creativa del suo territorio, diventando un ponte ideale tra la Lombardia e le istituzioni nazionali, tra la dimensione amministrativa e quella culturale.

Informazioni sulla mostra

Al vernissage hanno partecipato, tra gli altri ospiti, l’artista Elisabetta Necchio, l’autrice Alicia Saliva ed il poeta Davide Rondoni. La mostra sarà visitabile fino al 15 ottobre 2026 presso la sede di Regione Lombardia di via del Gesù, 57, Roma. La mostra sarà aperta dal lunedì al giovedì dalle ore 9 alle ore 18 ed il venerdì dalle 9 alle 13. L’ingresso è gratuito previa registrazione alla mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

(Introduzione di Fiorella Ialongo - COMUNICATO STAMPA delegazione di Roma della Regione Lombardia)

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