In terra asiatica, dalla Cina al Giappone, la conquista italica ha colorato di passione i due circuiti. Kimi Antonelli lavora per diventare grande, se già non lo fosse.
Quella sfrontatezza di un neanche ventenne e quella giovane follia che accompagna alcune scelte in pista. Seconda pole e seconda vittoria, di chi porta tra i tanti il nome dell’ultimo campione del mondo Ferrari. Il piccolo Kimi ha conquistato il primato in classifica mettendo tutti dietro di lui, anche il compagno di scuderia George Russell. Nessuno champagne sul podio per lui, a causa dell’età (in Giappone sono molto ligi alle disposizioni legali). Ad accompagnare il ragazzo Oscar Piastri e Charles Leclerc. Il pilota McLaren è tornato in auge in questa gara dimostrando di poter dire la sua in questo Mondiale, in ritardo è vero, ma si è presentato nel migliore dei modi facendo intendere che se vuole può mettere il piede sull’acceleratore nel momento giusto; sul gradino più basso del podio il monegasco che ancora una volta tira fuori dal cilindro una prestazione maiuscola.
L’essenza dell’arte è ancora una volta il numero 16, di nuovo il migliore in pista ma per l’ennesima volta con una macchina - migliore rispetto agli anni passati - che non è la più veloce. Russell ed Hamilton arrancano, così come Lando Norris. Il declino in questo Gran Premio dei tre può far riflettere sui nuovi equilibri delle varie scuderie, ma siamo ancora al terzo capitolo di una Formula 1 che, onestamente, sta facendo divertire. Incidente senza conseguenze - per fortuna - per il piccolo Bearman. Da sottolineare la prestazione eccellente di un Pierre Gasly in grande spolvero, che riesce a tenere a bada Max Verstappen. Capitolo conclusivo per il numero 3. Il comportamento da “puzzone” sta facendo innervosire e non poco alcuni appassionati, ogni gara in cui non è competitivo è un valido motivo per farci sapere che non si diverte più. C’è chi pagherebbe oro per guidare una macchina del genere e fare quella vita, un po’ di rispetto per i tifosi sarebbe gradito. Da applausi Fernando Alonso che ancora resiste, lottando come un leone contro chiunque con un’astronave che, non lo è.










