Gli antichi Egizi li chiamavano “figli degli Dei”, gli Aztechi ed i Maya denominavano una varietà “carne divina”,  e sono probabilmente legati all’origine della leggenda di un vecchietto barbuto che, da fine novembre fino al 6 gennaio, impazza su una slitta che vola.

Di cosa stiamo parlando? Dei funghi. Questa forma di vita é stata anticamente ritenuta misteriosa, avvolta da un alone di magia ed una porta verso la spiritualità, come confermato dall’uso sciamanico di una data varietà presso alcune popolazioni scandinave. Tali credenze hanno avuto verosimilmente origine dal fatto che i funghi pare nascano dal nulla, non hanno radici, foglie, fiori, hanno assicurato sostentamento ma anche provocato effetti allucinogeni a uomini ed animali e causato la morte a raccoglitori poco accorti. Alcune specie di funghi, inoltre, possono subire una metamorfosi cromatica, ovvero variare di colore con il semplice tocco; altre specie sono luminescenti, cioé emettono una “luce” di notte mentre altre varietà possono essere viste crescere in pochi minuti.

Si é dipanata, in effetti, una lunga trama micotica che ha visto trasformare i funghi da messaggeri divini a scrigno della stupenda complessità della natura biochimica ed ecologica del regno fungino. Senza dimenticare il loro uso culinario e medicinale. Le renne, ad esempio, quando sono malate cercano di mangiare la varietà denominata Fomitopsis officinalis.  

Il “diamante” di questi prodotti del sottobosco, del profondo legame tra la cultura ed il patrimonio gastronomico é il tartufo. Esso é il centro del primo libro di letteratura che lo pone come protagonista indiscusso in poliedriche sfaccettature, in una sorta di compendio che ne illustra lo stato dell’arte passato e presente. Il riferimento é all’opera  “Il Tartufo Nero di Calabria – L’inizio di un nuovo racconto”, presentato a Roma. I curatori sono Francesco Maria Spanò, Ambasciatore dell’Accademia Italiana del Peperoncino e dell’Accademia dello Stoccafisso di Calabria, e Claudio Mattia Serafin, docente all’Università LUISS e Consigliere del Ministro del Turismo per il benessere sostenibile ed i piccoli borghi. Altri qualificati relatori della serata sono stati: Filippo Romano, Già Vice Segretario Generale del Quirinale; Tiziana Cini, Vicepresidente dell’Associazione Tartufai Italiani; Enrico Pirro, imprenditore, con un’ introduzione della sottoscritta.

Nel corso della presentazione é emerso che il tartufo non cresce in un ambiente inquinato, per cui il suo sviluppo rappresenta un indicatore di qualità dell’ambiente, come nel caso dei boschi della Sila. Alla base di piante di querce, lecci e castagni dell’altopiano, il tartufo nero di Calabria nasce e prospera ponendosi come una delle eccellenze gastronomiche regionali maggiormente apprezzate. La sua raccolta é fatta con passione ed abilità, frutto dell’arte antica, silenziosa dei cavatori con i loro cani. Si tratta di un’opera delicata, per non alterare i delicati equilibri naturali, ed assicurare continuità sostenibile a questo gioiello del sottobosco. In cucina é un ingrediente versatile, ricco di abbinamenti, ma che può essere gustato anche crudo su piatti caldi, esaltando una preparazione in un’esperienza gourmet, da assaporare prima con il naso, poi con gli occhi ed infine con la bocca. Il tartufo di Calabria non ha la fama di quelli piemontesi ed umbri, ma il suo gusto non teme il confronto con loro, sprigionando tutta la forza, sapore e profumo di una terra incontaminata. Nel testo presentato, inoltre, trovano risposta domande quali: come può essere gustato il tartufo per  esaltarne al massimo il sapore?  Quali sono le tecniche di conservazione più efficaci?

Il linguaggio utilizzato dagli autorevoli e qualificati autori é fluido, consente un’immediata comprensione dei contenuti accompagnando il lettore con gradevolezza. L’opera in oggetto si presta bene anche come testo da collezione, la grafica, infatti, é molto ben curata e la carta é pregiata, i colori delle foto sono realistici, naturali. E’ un raffinato piacere sfogliare le pagine.

Il libro “Il Tartufo Nero di Calabria – L’inizio di un nuovo racconto” é nato come un atto d’amore. L’obiettivo che il Gruppo Pirro da Corigliano ha inteso perseguire con il finanziamento dell’opera non é tanto quello commerciale dell’opera letteraria quanto il desiderio di preservare, attraverso un elemento identitario della Calabria, la sostenibilità economica e sociale del suo entroterra. Detto diversamente, la costruzione di una filiera dell’ “oro nero”, ovvero del tartufo nero di Calabria, potrebbe generare un circolo virtuoso di cui potrebbero beneficiare l’ambiente rurale, paesaggistico, il turismo, il commercio ed i servizi.

Al termine della presentazione il Prof. Claudio Mattia Serafin ci ha rilasciato una dichiarazione: “Il mio sforzo come autore é sempre stato quello di aggiungere un tassello alla grande letteratura di viaggio, al grande libro della memoria enogastronomica, culturale, mitologica, anche musicale, se vogliamo. Il tartufo, come detto nel corso della presentazione, é un fungo, ma é stato anche oggetto di rappresentazioni cinematografiche, teatrali, é citato in numerose canzoni, e – si dice – ha un’origine religiosa e antropologica, oltre che naturalistica, creato da Zeus con i suoi fulmini, e cercato e raccolto dai tempestari, o stregoni a lui devoti. Per un appassionato di mito e fantasy come me, é stato divertente approfondire questi aspetti irreali, sovrannaturali, che molto spiegano del nostro atteggiamento intimo nei confronti del mondo, in fondo vera espressione della cultura fantastica. L’apparato mitologico dà il meglio di sé quando si intreccia con la natura, con l’ambiente, con i suoi frutti, tra cui il tartufo é una delle sue espressioni più pregiate”.

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