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La settimana giallorossa si conclude così come era iniziata: con un pareggio.

Nonostante le notizie positive dal reparto indisponibili e nonostante gli allenamenti settimanali siano proceduti al meglio, la vittoria non è arrivata nemmeno questa volta. La Roma non è più la Roma, e soprattutto Garcia non è più Garcia. La squadra degli esordi a Trigoria del francese sembra lontana anni luce.

La storia si ripete ormai dall’inizio del campionato (anzi se vogliamo dallo scorso anno): i giallorossi entrano subito in partita, segnano e poi si spengono facendosi rimontare e portando a casa nei casi migliori un pareggio.

I giocatori sembrano definitivamente spenti e non più predisposti alla vittoria, Garcia ha perso ormai qualsiasi forma di autorità (il provvedimento delle due sessioni di allenamento al giorno è stato presto abbandonato) e i tifosi lasciano lo stadio sempre più vuoto (solo 8.000 i tifosi presenti allo stadio in una sfida come quella contro il Milan che in passato arrivava a coinvolgerne anche 50.000) in una protesta che assume sempre di più il triste sapore dell’indifferenza e del disinnamoramento della squadra.

Il pareggio contro il Milan ha un sapore amaro, che non può trovare nemmeno una giustificazione nelle assenze: ad eccezione di Dzeko e Keita la rosa da schierare in campo era completa. Garcia ha infatti scelto il solito 4-3-3 con Szczesny tra i pali, una difesa a quattro composta Florenzi-Rudiger-Manolas-Digne, il terzetto delle meraviglie De Rossi-Pjanic-Nainggolan al centrocampo, alle spalle del tridente di attacco Gervinho-Sadiq-Iago Falque. La squadra si è posta inizialmente bene, entrando subito in partita e mettendo in difficoltà gli avversari. Gli uomini di Garcia hanno dato del filo da torcere ai rossoneri dapprima con un tiro di controbalzo di Sadiq al primo minuto e uno di sinistro di Iago Falque al secondo, ed è riuscita poi a concretizzare, grazie al sinistro di Rudiger, servito da una punizione di Pjanic. Per il resto del primo tempo la Roma ha controllato la situazione e ha giocato con grande intensità, mettendo il Milan in grande difficoltà.

Come spesso è accaduto quest’anno però nella seconda metà di gioco la Roma non è riuscita a mantenere il ritmo e ha perso molta della sua personalità. I rossoneri, totalmente assenti nella prima fase, hanno preso le redini della situazione e hanno iniziato a dominare sugli avversari. Dopo soli cinque minuti Kucka ha trasformato in goal un tiro di Honda sul secondo palo e ha trascinato la squadra al pari. Da questo momento in poi i giallorossi non sono più riusciti a riprendersi, ma sono stati protagonisti di una sorta di involuzione, che ha portato gli spettatori a non riconoscere quasi più la squadra del primo tempo. Nemmeno la decisione di Garcia di schierare in campo Capitan Totti (nuovamente disponibile dopo ben centocinque giorni dall’infortunio),che nonostante la sua importanza non può ovviamente vincere le partite da solo, ha portato a dei risultati. Nonostante il costante rischio di subire anche il secondo goal gli uomini di Garcia sono riusciti alla fine ad arginare i danni, portando a casa un pareggio insipido, che è sempre meglio di una sconfitta ma non si avvicina nemmeno lontanamente al sapore della vittoria.

Colui che è più a rischio in questa situazione è ovviamente Garcia, che da molti è ritenuto il maggiore responsabile di questa situazione. La dirigenza, che anche questa volta ha scelto di non rilasciare interviste, ha deciso di continuare a non esonerare l’allenatore che preparerà già da domani le partite contro il Verona e contro la Juventus. Per ora il francese può quindi tirare un sospiro di sollievo, anche se molto lieve. La sua squadra ha perso definitivamente quel minimo di equilibrio che aveva nella prima fase del campionato. L’attacco e la difesa non riescono più a collaborare, e quest’ultima gioca in maniera sempre più impresentabile e denota una certa vulnerabilità.

L’allenatore, per tenere saldo il suo posto, deve ritrovare la verve dei primi tempi e imporre una disciplina più ferrea ai suoi uomini, riuscendo a superare quelle dinamiche tipiche dello spogliatoio della Roma che hanno portato, finita l’epoca Spalletti, ben nove allenatori sulla panchina giallorossa. E questo deve avvenire al più presto, perché per quanto la fiducia e la pazienza dirigenziale nei suoi confronti e in quelli della squadra siano enormi, prima o poi incontreranno un grande limite anche perché, si parla di un forte avvicinamento a Trigoria proprio di Spalletti che tornerebbe nella Capitale con molto piacere.