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Roma - Nel cercare libri di scrittori emergenti, di quelli che magari hanno talento, ma suscitano ancora (ingiustamente) poco interesse mediatico, mi sono imbattuta in un’opera dal titolo “Mai più il goal di Turone” di Emiliano De Santis. Nel suo scritto l’autore parte da un episodio “traumatico” per tutti i tifosi romanisti: il 10 maggio del 1981 la Roma, ospitata in casa della Juventus, si è vista annullare un goal considerato in fuorigioco nonostante fosse regolare. Questo errore si è poi rivelato fatale per la perdita dello scudetto.

Da questo momento in poi, secondo De Santis, è cambiato totalmente il modo in cui i tifosi romanisti hanno iniziato a vivere il tifo. E’ subentrata quella che l’autore definisce “paura di vincere”, la paura della sofferenza, la paura che la squadra possa perdere per un’altra ingiustizia.  Le ingiustizie però fanno parte della vita e come tali vanno affrontate e, perché no, sconfitte, attraverso la tenacia e un impegno costante fino alla fine. Il pensiero negativo attrae negatività, e dalla negatività non potrà che nascerne altra.

Per aiutare la propria squadra i tifosi devono essere i primi a crederci e a cantare fino alla fine della partita, anche se la squadra è sotto di quattro gol.  L’autore, con una prosa semplice ma efficace e scorrevole, fa considerazioni molto interessanti, che non riguardano solo i tifosi, ma possono essere estese a tutti coloro che tendono a rifugiarsi dietro agli errori altrui rinunciando a lottare fino alla fine, per colpa della “paura di vincere”. Il libro pertanto dovrebbe essere letto non solo dai romanisti, ma da tutti coloro che hanno bisogno di una nuova prospettiva con cui affrontare la vita.