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Due settimane, sosta per le nazionali compresa, e nel calcio, estero o nostrano che sia, cambia tutto.

Basta dare un’occhiata ai quattro grandi campionati europei per rendersene conto, visto che l’unico ad apparire virtualmente (e realisticamente) già chiuso è la Ligue 1 di sa majesté il Paris Saint Germain. Addirittura la Serie A riesce a scuotersi da una sonnolenza andante: il Genoa ferma la Juventus e ricorda ai bianconeri che vincere in Italia, alla fine, richiede quasi sempre una buona dose di stress. Ma veniamo a noi, e agli argomenti cardine di giornata.

CRISI REAL - Impossibile non partire dall’infinita crisi madrilena, sponda Blancos, che sta iniziando a bruciacchiare i bordi del rapporto tra Lopetegui e il madridismo mondiale. I giornali sportivi della capitale più che di un principio d’incendio parlano di “forsesta in fiamme”, con Perez già attaccato al telefono per racimolare candidature. Decisive saranno le prossime due sfide contro Viktoria Plzen e Barcellona. L’impressione è che debbano essere vinte entrambe, e anche in maniera convincente, per far migliorare l’espressione corrucciata del patron Perez. Se la gara europea sembra largamente alla portata di Bale & compagni, molto più complesso si rivelerà il Clasico, con o senza Messi bloccato da una frattura al gomito. I catalani ad ogni modo sono primi in classifica e soprattutto sono una squadra piena zeppa di fuoriclasse assoluti e recentemente uscita da una mini crisi di risultati (una sconfitta e un pareggio) grazie al secco 4-2 sul Siviglia. Iniziamo quindi a scavare (in maniera simbolica) la “tomba” al buon Lopetegui, che a quanto pare sembra essere cascato in pieno nell’incantevole trappola madrilena: prima portato a tradire la nazionale a due giorni dall’inizio dei Mondiali in Russia e poi a sua volta tradito dopo un avvio abbastanza difficile. La sconfitta contro il Levante al Bernabeu è infatti la terza in campionato dopo quelle contro Siviglia e Alaves. Dal 22 settembre, esattamente un mese, i Blancos non vincono una partita (contando anche la sconfitta contro il Cska in Champions League). Ad ogni modo tutto è ancora in gioco: il Barcellona dista solo 4 punti, il girone in Champions è apertissimo. Insomma, il tecnico basco deve ritrovare la retta via, sperando che già da domani sera il Bernabeu gli porti fortuna.

DIO SALVI LA BUNDESLIGA– “Dio salvi la Regina”, sono soliti dire oltremanica. Ma il concetto si può trasporre facilmente alla Bundesliga, dove un intervento divino ci sta regalando un campionato stranamente aperto nonostante il tradizionale strapotere del Bayern Monaco. Doveroso andarci con i piedi di piombo: la stagione è lunga e ne abbiamo percorso poco meno di un quarto, ma viste le recenti annate è tanto di guadagnato vedere i bavaresi (non me ne abbiano i tifosi rossoblù) a ben quattro lunghezze dalla vetta. La squadra di Kovac, dopo il solito inizio da schiacciasassi, è incappata, prima di risollevarsi sabato con un secco 3-1 al Wolsfburg, in due sconfitte e un pareggio. Roba da pazzi per i tifosi bavaresi che hanno storto, e non di poco, il naso. Ne ha approfittato il Dortmund lanciandosi in vetta con 20 punti e trascinandosi dietro Monchengladbach e Werder Brema. Lo scontro diretto tra bavaresi e gialloneri arriverà il 10 novembre: speriamo che fino a quel giorno il campionato rimanga in bilico. Con buona pace dell’Allianz Arena.

HENRY, INCUBO STRASBURGO – Passando alla Ligue 1 non possiamo non citare l’inizio dell’avventura di Thierry Henry sulla panchina del Monaco. Un ritorno, quello del fuoriclasse francese, nel club che lo lanciò, giovanissimo, nel grande calcio. L’approdo all’Arsenal, con un passaggio fugace alla Juventus, dove ha scritto alcune delle pagine più belle del football inglese è un ricordo ormai lontano. Titì dopo una gavetta di due anni alla nazionale belga si ritrova sulla scottante panchina monegasca. Silurato Jardim, artefice dell’insperata vittoria della Ligue 1 nel 2017, dopo un avvio di stagione da incubo. Incubo che però, nonostante il cambio di guida, sembra non avere fine. L’esordio di Henry è amaro, anzi amarissimo: a passeggiare sul morente Monaco è il modesto Strasburgo che più che per il gioco del pallone, nonostante una storia lunga quasi novant’anni, è famosa per essere sede del Parlamento Europeo. Protagonista in negativo è il terzo portiere biancorosso, Seydou Sy, che incassa il primo gol in maniera (e siamo buoni) goffa. Gara che finirà 2-1, complice anche un’espulsione tra le fila monegasche, e Monaco che rimane ultimo con 6 punti in classifica: peggior inizio di campionato dalla stagione 53-54. Diamo tempo all’ex attaccante francese di imporre i propri dettami ma la situazione appare molto difficile. Nel frattempo in vetta il Psg scappa a +8 sul Lille dopo una passeggiata casalinga (5-0 il risultato finale) sul malcapitato Amiens.

LONDRA INSEGUE – In Premier League a tenere banco è il post Chelsea-Manchester United. Mourinho, da ormai troppe settimane dato per spacciato, continua a lottare sulla panchina dei Red Devils e incappa in un rocambolesco 2-2 finale. Proprio il finale al centro delle critiche: il pareggio dei Blues arriva nel recupero e lo Special One, probabilmente indispettito da un’esultanza troppo vigorosa di un tesserato del Chelsea, si scaglia come una furia contro la panchina di Sarri. Sono valse a poco le parole al miele tra i due nel pre-partita. Il tecnico portoghese, beccato dai tifosi di Stamford Bridge con cori poco gentili, esce dal campo ricordando a tutti le Premier conquistate quando allenava il club di Abramovich e scatena il solito, ormai noto, pandemonio mediatico. Oltre le polemiche è anche il ritorno di una vecchia, poco mantenuta, promessa argentina a occupare i rotocalchi inglesi. Il Tottenham di Pochettino, falcidiato da una serie di infortuni a dir poco preoccupante, si ritrova aggrappato alle spalle di quell’Erik Lamela che nella sua unica stagione in Serie A, a Roma, fece presagire un roseo futuro. Per anni El Coco è scomparso: causa infortuni, stagioni non esaltanti, problemi caratteriali. Ne avevamo perso le tracce, riscoprendolo solo quando i rumors di mercato lo vedevano vicino ad un ritorno nel BelPaese. Col gol di domenica che vale tre punti, nel derby contro il West Ham, porta a cinque reti il proprio bottino personale in stagione superando i 4 gol complessivi siglati nella scorsa. L’argentino diventa così, a sorpresa, una speranza in più alla quale i tifosi degli Spurs possono aggrapparsi per la rincorsa alle posizioni nobili della Premier: il Tottenham è quarto in campionato con 21 punti conquistati. In vetta invece rimangono appaiate Liverpool e City con 23 lunghezze, seguite da Chelsea e, per l’appunto, gli Spurs appaiati a -2. L’Arsenal, quinto, stasera affronterà il Leicester City con la possibilità di agguantare le altre due londinesi.