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L’ultimo gruppo del mondiale russo è senza ombra di dubbio il più equilibrato uscito dai sorteggi. Polonia e Colombia possono partire leggermente avvantaggiate, vista la dimensione internazionale di alcuni dei propri giocatori, ma le stelle non mancano neanche a Senegal e Giappone

Partiamo dalla Polonia, che torna al mondiale dopo ben 12 anni di assenza: l’ultima volta era il 2006, in Germania, e non riuscì a superare il primo turno. Una storia recente che vede i polacchi in rapida ascesa (nonostante al mondiale avesse partecipato in altre sette occasioni). A guidare la squadra Adam Nawalka, che in panchina, a parte il Wisla Cracovia, ha allenato solamente squadre di secondo piano in patria.

In panchina dal 2013 è stato protagonista dell’ottimo Europeo di due anni fa terminato ai Quarti di finale. Tra i convocati tanta esperienza e tanta “Italia”.

In porta, ad esempio, regna la sicurezza di Szczesny. Dietro sospiro di sollievo per il ritorno di Kamil Glik, a lungo in dubbio per un infortunio alla spalla, che reggerà la difesa insieme a Bereszynski (Sampdoria), Cionek (SPAL) e Piszczek (B. Dortmund). In mezzo spazio all’estro di Zielinski (Napoli), alla corsa di Linetty (Sampdoria), Blaszczykowski (Wolfsburg) e alle geometrie di Krychowiak. In avanti poi la stella indiscussa sarà Lewandowski, a supporto del quale si alterneranno Milik (Napoli), Teodorczyk (Anderlecht) e Kownacki (Sampdoria).

Passiamo alla Colombia, arrivata alla sesta partecipazione ad una Coppa del Mondo. I Cafeteros avranno l’arduo compito di migliorare la prestazione di Brasile 2014, dove raggiunsero i Quarti di finale del torneo. In panchina Jose Pekerman, esperto tecnico argentino, alla guida della nazionale dal 2012. In carriera ha allenato anche l’Albiceleste nel biennio 2004-2006. Anche la Colombia non pecca in quanto a qualità: come nel 2014 al centro della nazionale sudamericana giostrerà James Rodriguez (che in Brasile esplose definitivamente), sperando che possa continuare il buon stato di forma mostrato nel finale di stagione. Dietro Zapata e il giovane Sanchez (Tottenham) proveranno a reggere il centro della retroguardia: sulle fasce invece Arias (Psv) e Mojica (Girona) dovranno spingere. Occhio però a Juan Cuadrado: il jolly juventino può insidiare benissimo i compagni nel ruolo di laterale destro. In mezzo poca qualità, con Barrios del Boca unico talento che potrebbe risultare interessante e l’esperto Carlo Sanchez (Espanyol) a dettare i tempi. In avanti invece Falcao, Bacca e Muriel possono rendersi molto pericolosi. Quintero ad inventare: potrebbe tornare ad essere il folletto velenoso visto a Pescara.

Arriviamo al Senegal, che ha archiviato la qualificazione al mondiale senza troppi problemi. Seconda presenza al Mondiale dopo il 2002: nell’edizione asiatica la compagine africana si rivelò una vera sorpresa, raggiungendo da debuttante i Quarti di finale. A guidare i Leoni della Teranga il ct Aliou Cissè, ex calciatore con un passato in Francia ed in Inghilterra (Psg, Crystal Palace e Portsmouth tra le sue squadre). In panchina non si è mai allontanato dalla nazionale, di cui è stato prima assistente e infine tecnico dal 2015. Di sicuro tra le nazionali africane qualificate è la più attrezzata e non mancano talenti di vertice dei maggiori campionati europei. Ne è un esempio Koulibaly, da due anni tra i migliori difensori centrali della Serie A. A lui toccherà guidare la retroguardia ma sarà ben coadiuvato da ottime spalle come Kara (Anderlecht) e Sabaly (Bordeaux). A centrocampo Gueye (Everton) il giocatore di maggior valore, seguito da un curioso terzetto: N’diaye (Wolves), N’doye (Birmingham) e Ndiaye (Stoke City). Un in bocca al lupo ai telecronisti di turno. Davanti però risiede la vera forza della squadra africana: la stella è Sadio Mané, trascinatore del Liverpool insieme a Salah quest’anno. A fargli compagnia Keita (Monaco), ex attaccante della Lazio, dalle enormi potenzialità, Sarr (Rennais), giovanissima ala dalle prospettive più che rosee, Diouf (Stoke City), esperta punta centrale, e naturalmente M’Baye Niang, altro talento in attesa di far vedere le proprie capacità reali.

Infine il Giappone. Di gran lunga la nazionale asiatica più competitiva (anche a livello storico), il calcio nipponico ha subito una rapida impennata, a livello di qualità e attenzione, dagli ultimi vent’anni. Prima che nascesse la J-League nel 1992 il movimento, seppur con qualche eccezione, stentava a decollare. Alla guida Akira Nishino, tecnico nipponico che ha allenato esclusivamente in patria. Il ct ha sostituito ad inizio 2018 Vahid Halilhodžić, a qualificazione già archiviata, a causa di alcuni risultati deludenti durante delle amichevoli. Nishino può contare su una squadra che, come da tradizione, ha nella disciplina e nell’organizzazione collettiva il proprio punto di forza. Ma senza disdegnare l’estro. Tanto dipenderà infatti dalle giocate di Kagawa (B. Dortmund) e Honda (Pachuca). In avanti poi la grinta la garantisce Okazaki (Leicester City) insieme a qualche gol pesante. In mezzo il capitano Hasebe sigla il cartellino come capitano per la terza volta. In difesa le fasce affidate a Sakai e Nagatomo mentre in mezzo bisogna avere fede in Yoshida (Southampton).

CURIOSITA’ – La Polonia ha raggiunto la terza posizione nel Mondiale in due occasioni: nel 1978 e nel 1982. Ha esordito molto tardi nell’Europeo invece: solamente nel 2008 per poi ospitare la rassegna del 2012. Nonostante il numero limitato di partecipazioni alla Coppa del Mondo un suo giocatore, Zmuda, con 21 presenze, è terzo nella classifica dei giocatori con più presenze nelle fasi finali del torneo. Tra i record più curiosi anche quello di essere la squadra ad aver segnato più reti in una gara persa: 1938, Brasile-Polonia 6-5 d.t.s.

La Colombia, raggiungendo i Quarti di finale, ha raggiunto il proprio miglior risultato nel 2014. Nel palmarés, a differenza delle altre grandi nazionali sudamericane (Brasile, Argentina, Uruguay e Cile), annovera una sola Coppa America (2001). Mondragon, storico portiere dei Cafeteros, è diventato nel 2014 il più anziano calciatore a giocare nella Coppa del Mondo (43 anni e 3 giorni). Radamel Falcao (convocato) detiene il record di reti con la maglia della nazionale: 28. James Rodriguez, nella stessa classifica, detiene la terza posizione con 21.

Il Senegal ha partecipato al mondiale solo nel 2002, quando raggiunse i Quarti di finale. Nello stesso anno arrivò seconda nella Coppa D’Africa, che non ha però mai conquistato. Henri Camara, detiene sia il record di presenze (99) che il record di gol (31) con la maglia della nazionale.

Infine il Giappone, come anticipato di gran lunga la migliora compagine asiatica. ha vinto infatti 4 volte la Coppa d’Asia, record, ed è giunta al secondo posto nella Confederetions Cup del 2001. E’ singolare il fatto che dalla prima apparizione al mondiale, nel 1998, non abbia più mancato la qualificazione(2002, 2006, 2010, 2014). Tra i convocati ha ben tre giocatori con più di 100 presenze in nazionale (Okazaki con 113 è quello che ne ha di più ma non in assoluto) e il capitano Hasebe arriva a questa edizione indossando, per il terzo Mondiale di fila, la fascia da capitano. Curioso il primato che vede il Giappone come l’unica nazionale non americana ad aver partecipato alla Coppa America (su invito): nel 1999 e nel 2010.