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Il Girone E ospita la nazionale brasiliana, altra compagine annoverata tra le favorite. Il secondo posto se lo giocano Svizzera e Serbia mentre il Costa Rica parte svantaggiato.

Partiamo dal Brasile. Prima di tutto perché entra di diritto tra le favorite alla vittoria finale della Coppa del Mondo. In secondo luogo per devozione: quella dovuta ad un vero e proprio gigante delle competizioni internazionali. Alla guida il ct Tite, profeta in patria, a cui viene chiesto di risollevare la visibilità “mondiale” di una nazionale scossa da profondi cambiamenti.

I risultati dei verdeoro dal 2006 ad oggi non sono certo stati esaltanti: sono ben sei i tecnici che si sono succeduti senza avere fortuna Gli ultimi mondiali casalinghi del 2014, con la netta sconfitta subita dalla Germania, hanno segnato uno spartiacque importante. Anche il Brasile ha dovuto fare i conti con un “ridimensionamento” in cui la ricerca dell’equilibrio viene prima del gioco spettacolare tipico di una nazione che ha sfornato talenti a ripetizione per generazioni e generazioni. Al centro della squadra però rimane stabilmente Neymar, capitano e uomo simbolo (forse troppo precoce. L’astro del Psg pare essersi pienamente ristabilito dall’infortunio di marzo e sulle sue spalle, o sarebbe meglio dire sui suoi piedi, si poggiano gran parte delle fortune brasiliane. Intorno a lui però non mancano giocatori dal profilo internazionale stellare: Gabriel Jesus, Douglas Costa, Coutinho, Marcelo e Thiago Silva giusto per citarne alcuni. In porta Alisson è più di una sicurezza. Dietro Miranda e Marquinhos danno solidità, supportati da centrocampisti del calibro di Casemiro, Paulinho e Fred. Insomma, il tasso tecnico è da 10+ e le capacità tattiche non mancano di certo. Ma il nuovo corso dei verdeoro comincerà col piede giusto?

Passiamo alla Svizzera, nazionale dalle buone capacità tecniche e che annovera un gran numero di giocatori militanti in campionati europei di vertice. I rossocrociati pagano un periodo buio che dal ’70 al ’90 ha fatto sparire la nazionale dai radar della Coppa del Mondo, ma nelle ultime edizioni ha dato filo da torcere praticamente a chiunque. Alla guida dei rossocrociati Vladimir Petkovic, un passato alla guida della Lazio, allenatore dalle spiccate capacità tattiche e propenso a dare sempre un bel gioco alle proprie squadre. Probabilmente il problema più grande per la nazionale elvetica è il settore offensivo dove Embolo, Drmic, Seferovic e Gavranovic sembrano poter dare un apporto, in termini di reti, molto importante. Ma alla squadra non mancano le soluzioni per far male: basti pensare che a parte il quartetto appena citato andranno in Russia anche giocatori del calibro di Shaqiri, Xhaka, Dzemaili e Freuler. Gol dal centrocampo quindi saranno molto probabili. Dietro invece la forza sta tutta nelle fasce dove Lichtsteiner e Rodriguez formano una coppia di terzini invidiabile. In mezzo invece né Elvedi, né Djourou né Schar possono far dormire sonni troppo tranquilli ai tifosi elvetici.

La Serbia è, strano a dirsi, una piccola sorpresa del Mondiale 2018. Strano a dirsi come strana può rivelarsi la storia di una nazione che dalla divisione della ex Jugoslavia ha raccolto troppo poco rispetto alla mole di talenti prodotti. Qualche esperto definisce la nazionale serba addirittura il “Brasile d’Europa”, per l’estro e la discontinuità dei propri calciatori. Paragoni troppo pesanti ma che nascondono una profonda verità: i giocatori forti non mancano. Alla guida il ct Krstajic, ex difensore alla prima vera esperienza in panchina. Il tecnico ha preso in mano la squadra dopo l’esonero del ct Muslin che ha portato la nazionale a qualificarsi per i Mondiali 2018. Alla base della separazione le critiche di alcuni componenti della federcalcio serba riguardo un gioco troppo difensivista e la poca considerazione di alcuni talenti, come Milinkovic-Savic (Lazio). E allora sarà proprio il centrocampista di adozione italiana a guidare le Aquile Bianche in Russia. Insieme a lui il compito di creare giocate pericolose è affidato a Liajic (Torino), Zivkovic (Benfica) e Tadic (Southampton). Davanti i gol sono territorio di Mitrovic e Jovic. Dietro invece spazio all’esperienza di Kolarov (Roma) e Ivanovic (Zenith) unita all’esplosività del giovane Milenkovic (Fiorentina).

Infine la Costa Rica, ai nastri di partenza quarta forza del girone. La nazionale centramericana è alla sua seconda apparizione consecutiva ad un Mondiale. A regalare ufficialmente la partecipazione dei Ticos  un’incornata del gigante Kendall Waston al ’95 minuto della gara contro Honduras. Secondo posto nel girone di qualificazione dietro al Messico e pass per Russia 2018 staccato con largo anticipo. A guidare i rossoblu Oscar Ramirez Hernandez, allenatore costaricano che ha allenato solo nel paese natale. E’ alla guida della nazionale dal 2015. Stella più brillante tra i convocati è senza dubbio il portiere Navas, titolare nel Real Madrid con il quale ha conquistato le ultime tre Champions League. Sono ben dieci nazioni diverse quelle da cui provengono i calciatori del ct Hernandez: solo cinque giocano in patria. Tra i più conosciuti Gonzalez, centrale del Bologna, Bryan Ruiz (Sporting Lisbona) e Joel Campbell (Betis Siviglia). Ripetere i risultati del 2014 sarà difficile ma la lotta per il secondo posto nel girone potrebbe rivelarsi particolarmente aperta.

CURIOSITA’ – Il Brasile è l’unica nazionale di calcio ad aver partecipato a tutte le edizioni della Coppa del Mondo dal 1930 ad oggi. Detiene il primato di tempo come prima nazionale della classifica mondiale della Fifa, detenuto senza sosta dal 1994 al 2001 ed è la nazionale più titolata avendo conquistato ben 5 mondiali. Insieme alla Germania è l’unica nazionale ad aver disputato più di 100 partite nelle fasi finali dei Mondiali. Inoltre, tra le otto squadre che si sono aggiudicate almeno una Coppa del Mondo, è l’unica insieme alla Spagna, a non averne mai vinto uno in casa nonostante abbia organizzato due rassegne (1950 e 2014). 

La Svizzera è approdata ai quarti di finale dei Mondiali nel 1934, 1938 e 1954. Dal 1970 al 1990 invece non è mai riuscita a qualificarsi. Gli elvetici, nonostante le poche apparizioni, sono l’unica nazionale a riuscire nell’impresa di non subire reti durante la fase finale di un Mondiale: nel 2006 subì infatti 0 reti, uscendo ai quarti contro l’Ucraina ma solo ai calci di rigore. Alla Svizzera appartengono anche il record di imbattibilità del portiere in una fase finale(557 minuti tra il 2006 e il 2010) e la media gol a partita più alta di sempre (5,38 gol a partita nel 1954, Mondiale casalingo).

La Serbia è considerata dalla UEFA e dalla FIFA come la reale erede della Jugoslavia. Con l’attuale denominazione di Serbia ha esordito nei Mondiali in Sudafrica nel 2010 senza riuscire a superare il girone. E’ alla quinta partecipazione ad un Mondiale dove al massimo ha raggiunto gli Ottavi di finale (Francia ’98). L’attuale record di presenze lo detiene l’ex calciatore Dejan Stankovic (Lazio e Inter le squadre in cui ha militato in Italia) con 103 gettoni: Ivanovic segue a 102 e potrebbe superarlo nel corso di questa competizione.

Infine la Costa Rica che ha esordito nel Mondiale italiano del 1990: alla guida c’era un ct serbo, Bora Milutinovic. La presenza in Russia è la numero quattro ad una Coppa del Mondo: la migliore prestazione si registra nella scorsa rassegna (Brasile 2014) dove raggiunge i quarti di finale sorprendendo appassionati e bookmakers. La nazionale costaricana detiene anche un singolare primato: è la prima nazionale al mondo ad aver conquistato due diverse competizioni continentali. Ovvero il “Campionato centroamericano e caraibico”  e la Gold Cup.