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Quando si parla di indie italiano, è quasi impossibile non parlare della cosiddetta scena romana, nata in piccoli spazi underground ma cresciuta nei palazzetti della città e in  locali come Ex Dogana e Monk.

 Proprio negli ultimi anni, Roma è diventata capitale anche dell’indie, il nuovo credo laico che ormai non riguarda più solo la musica, ma anche i vestiti che ti metti, i locali e i quartieri che frequenti, o il cocktail che bevi. La scena romana è in continuo fermento e vede la rapida nascita di artisti che si fanno esponenti del linguaggio, delle abitudini e della quotidianità dei nuovi ventenni, una realtà  che sempre più difficilmente la musica tradizionale riesce a raccontare.

Molti si chiedono: perché l’epicentro di questo fenomeno è proprio Roma? Alcuni rispondono che è una coincidenza, o semplicemente un aderire ad una  corrente artistica che si sente vicina; altri sostengono che, se è vero che dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior, proprio a questo periodo di crisi politico - amministrativa che Roma sta vivendo, corrisponde la stessa rinascita culturale e musicale. La storia ci insegna che proprio nei periodi di disordine, gli artisti traggono il massimo dell’ispirazione, e in effetti è strano constatare che molte correnti artistiche nascano in corrispondenza di crisi politiche o economiche. Non si sa se siamo di fronte ad un vero Rinascimento, ma è innegabile che gran parte dei prodotti musicali che funzionano, attualmente, arrivano da Roma. È quasi sera, la tua bocca sa di Roma centro, dice Gazzelle in uno dei suoi ultimi singoli. Allo stesso modo, molte delle canzoni di questi artisti sanno di Roma, immerse in un romanticismo malinconico, che ci ricorda un po’ le vie e  i locali di Trastevere o le luci dei lampioni che di sera si riflettono sul Tevere. Qui di seguito vi proponiamo 10 esponenti di questa nuova scena.

I Cani

In principio erano I Cani, se l’indie avesse una Bibbia probabilmente comincerebbe con queste parole. I cani non sono una band, ma il  progetto musicale del cantautore e produttore romano Niccolò Contessa, che attira l'attenzione su internet nel giugno 2010, quando i brani I pariolini di 18 anni e Wes Anderson vengono caricati sul sito SoundCloud, diventando presto un fenomeno virale, ancor prima di aver realizzato album o essersi esibito pubblicamente. Contessa preferisce mantenere l'anonimato e, anziché diffondere in rete foto in cui è visibile il volto, promuove la sua musica con polaroid di varie razze di cani. Questo anonimato continuerà ad essere mantenuto per tutto il primo periodo de I cani, tanto che il cantautore in tutti i live si esibiva con una busta di carta in testa. Nel 2011 debutta con l’album Il sorprendente album d'esordio de I Cani, che scava negli angoli più bui e  racconta storie fortemente adolescenziali, ma non tenere, al contrario molto crude; si propone di  descrivere con schiettezza, e un punta di sarcasmo, il mondo dei figli e la difficoltà di vivere l’adolescenza nella modernità, in un periodo storico in cui l’immagine esteriore vale più di tutto.

Canzone consigliata: Wes Anderson

Calcutta

Sguardo perso, felpe larghe e cappellino coperto dal cappuccio. Edoardo D’Erme, in arte Calcutta, è considerato il portavoce, se  non il precursore di questa scena romana. Nel 2015, in collaborazione con Niccolò Contessa de I Cani, produce e pubblica il suo secondo lavoro, Mainstream, con cui raggiunge la notorietà nazionale anche grazie al singolo Cosa mi manchi a fare, primo estratto dall'album, seguito da Gaetano, Frosinone e Oroscopo. Calcutta viene spesso definito la voce di una generazione e, se da una parte questa espressione si utilizza ormai con facilità, dall’altra non si può negare che il cantante, attraverso i suoi brani intimi e malinconici, è in grado di raccontare una forma di solitudine e un senso di smarrimento che molti provano, o hanno provato. E lo fa con semplicità, con frasi che riassumono piccoli dilemmi, come Esco o non esco?, che è l’incipit di Pesto, oppure Io ti giuro che torno a casa e non so di chi, che esprime tutto il disagio di chi ha vissuto la sensazione di non appartenere a nessun luogo. I testi di Calcutta sono perlopiù ermetici, costruiti per immagini istantanee, ricordi, sequenze di polaroid che  ammonticchiate tutte insieme non hanno alcun significato, ma guardate singolarmente richiamano intensi attimi di vita.  Le sue canzoni parlano di quotidianità, cose semplici, in cui ci si immedesima facilmente. Calcutta con il suo atteggiamento schivo, si fa rappresentante degli introversi; ha raccontato del lato nascosto di un sacco di cose, ha scritto una canzone romantica su un campo di kiwi, ha parlato del suo amico Gaetano, dei viaggi a Peschiera del Garda e della pasta col pesto. Ci ha abituati  a vivere una storia fatta esclusivamente di vicende secondarie, di idee sbagliate, di dettagli generalmente considerati insignificanti. Ha scritto, insomma, un’epopea del pop sfigato che diventa vincente.

Canzone consigliata: Cosa mi manchi a fare

Coez

Il suo percorso musicale inizia a 19 anni, grazie al rap, quando da vita, insieme a due amici, al gruppo Circolo Vizioso, trasformatosi poi in Brokenspeakers. Con il passare del tempo Coez sviluppa una certa maturità di scrittura e di sound, mantenendo la costante delle tematiche che lo hanno caratterizzato fin da subito: toni struggle, amori tormentati e situazioni difficili. Questa sua crescita viene ben rappresentata dal suo primo album da solista, Figlio di nessuno, che esce nel 2009. Già nel secondo disco Non erano fiori, che contiene brani come Siamo morti insieme e Ali sporche, si inizia a percepire quel crossover tra rap e pop, che caratterizza lo stile musicale di Coez e di cui lui stesso è reputato il precursore. L’album si presenta come un’intensa unione tra immagini vivide e melodie che spaziano tra il pop e l’elettronica.  Il 2017 però sembra essere il suo anno fortunato, con la pubblicazione del  quarto album Faccio un casino,   Coez entra definitivamente nella storia dello streaming e della discografia italiana. L’album, che viene prodotto da lui stesso in collaborazione con Niccolò Contessa (I cani), contiene 12 tracce sincere e dal linguaggio immediato, in cui è semplice riconoscersi.

Canzone consigliata: Le luci della città

Gazzelle

Stile britpop, occhiali neri. Lo hanno definito il cantante misterioso, dalla personalità introversa, non troppo loquace, uno che avrebbe fatto volentieri a meno di mostrarsi al pubblico, forte soltanto della sua musica. Invece Gazzelle, nella vita Flavio Pardini, alla fine si è presentato con il suo volto, a quel pubblico che tanto aspettava di capire chi fosse. Non ama apparire, questo lo si era capito, e ha catalizzato così moltissime attenzioni, e anche aspettative. Anche la scelta di usare uno pseudonimo può essere ricollegata all’originaria volontà di rimanere un passo indietro alla proprie canzoni. A 22 anni  inizia a suonare amatorialmente in alcuni locali della capitale, usando il proprio nome, solo dopo decide di adottare lo pseudonimo Gazzelle, storpiatura  del nome del modello di Adidas, Gazelle. Dunque, in poco più di un anno Gazzelle è riuscito a conquistare le classifiche e il grande pubblico. Come? Con la semplicità dei suoi versi, che parlano di amori senza lieto fine, pensieri malinconici, canzoni amare e schiette, ma vestite a festa con sonorità pop, synth e un tocco di ironia. Nel marzo 2017, esce il suo primo album Superbattito, anticipato dal singolo Quella te, che parla dell'amore nella sua quotidianità, fatta di felpe sporche e camminate sotto la pioggia. Da qui inizia a circolare la definizione Sexy pop, coniata da Gazzelle stesso, proprio per  descrivere il carattere allusivo/ammiccante, ma allo stesso tempo romantico, delle sue canzoni.

Canzone consigliata: Quella te

Franco126

Franco126, pseudonimo di Federico Bertollini, è nato e cresciuto a Roma, nel quartiere Trastevere; Ha assunto lo pseudonimo aggiungendo al proprio nome il numero a tre cifre, in onore del collettivo musicale di cui fa parte, la Love gang (126), che ha scelto il 126 in riferimento ai gradini  della scalinata di viale Glorioso, a Trastevere. Come sappiamo, nel 2017, ha intrapreso una collaborazione musicale con Carl Brave, con il quale debutta in etichetta, formando il duo Carl Brave x Franco126: i due pubblicano dapprima i singoli Sempre in due e Pellaria, quindi arriva la volta dell'album in studio, Polaroid. Nel 2018 i due artisti interrompono temporaneamente il progetto per concentrarsi sulle proprie carriere come solisti. Inizialmente, Franco126 si era proposto come artista della musica trap, a livello stilistico l'uso dell'autotune si riscontrava anche nei suoi brani. Successivamente, ha abbandonato tale percorso artistico, intraprendendo la strada dell'indie pop e della canzone d'autore, come dimostrano i brani  del suo primo album solista, Stanza singola, pubblicato a gennaio 2019.  Nel soffermarsi sul suo album, risulta attraente e impossibile da evitare un tuffo dentro le trame delle canzoni, delle ambientazioni anni ’70, e da un tipo di scrittura più raffinata e sublimata. Quelle di Stanza singola sono canzoni intimiste, riflessive, sussurrate appena, che strizzano l'occhio alla canzone italiana degli anni '70 e '80; non a caso Califano è stato citato tra i riferimenti del disco. Allontanandosi dal suo background rap e hip hop, il cantautore porta la sua scrittura e il suo stile ad un livello successivo, in cui i suoi trascorsi incontrano nuove influenze e producono un risultato originale e interessante. La stessa copertina, con il titolo, dell’album ci suggerisce un senso di solitudine, rappresentata con tonalità vintage, tra l’ocra e l’arancio. Non si può, inoltre, evitare di soffermarsi sul cantato nettamente migliorato, depurato dell’autotune, più limpido e identificabile.

Canzone consigliata: Stanza singola