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Anche la capitale assiste finalmente al cammino migratorio di Simon Green aka Bonobo: Il producer britannico torna in Italia per presentare il proprio Migration, ultimo lavoro di registrazione in studio pubblicato da Ninja Tune lo scorso gennaio.

In pochi mesi le dodici tracce del disco hanno fatto il giro del mondo, grazie alla fama acquisita da Green nel corso di una carriera che l’ha portato ai vertici della scena musicale elettronica internazionale. Ieri sera all’Auditorium Parco della Musica di Roma, dopo l’apertura del concerto da parte di L I M, Bonobo ha trasportato sul palco della rassegna “Luglio Suona Bene” l’elegante capacità compositiva e le sonorità ricercate, protagoniste dell’album.

Anche se qualcuno si è detto deluso dal mancato rinnovamento e/o sperimentalismo di questo lavoro, il concerto di ieri dimostra ancora una volta come non si possa fare a meno di godere della classe e del completamento stilistico di quest’artista, il frutto di una ricerca sonora che ha guidato la sua intera carriera.

Il calore del pubblico si è palesato da subito (nonostante il mancato sold out) con un affetto ed un coinvolgimento degni di nota, ma è solo quando dalle casse sono uscite le note di Towers, (contenuto nel precedente disco The North Borders), o di pezzi ancora più datati quali Kiara/Kong, che gli spettatori si sono scatenati: nell’euforia è stata abbandonata la comodità delle sedie per premiare l’entusiasmo dei ritmi “ballerecci” che gli 8 musicisti sul palco hanno alternato ad atmosfere decisamente più lente e riflessive.

Lo scenario cambia allora radicalmente, fino a rendere la Cavea una vera e propria festa dove gli spettatori arrivano sotto al palco quasi a toccare Bonobo ed il resto della band che lo accompagna nel tour (batteria, tastiere, chitarra, fiati e la regina della serata: Szjerdene alla voce).

Per tutta la durata del concerto (circa un’ora e quarantacinque minuti) il pubblico non farà che continuare a dimostrare il proprio apprezzamento per un artista che dal canto suo continua invece a dimostrare di possedere un’innata sofisticatezza compositiva, nata a cavallo tra questo e lo scorso millennio nel primo album Animal Magic, modellata e limata fino a quella che rasenta la perfezione in Migration.