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A 50 anni dallo sbarco in America, la luce dei Beatles continua a brillare. “La Beatlemania è un fenomeno sociologico e di antropologia culturale degli anni sessanta. Fenomeno senza precedenti, è consistito nell'adorazione incondizionata e al di là di estrazione sociale, cultura, sesso ed età per i Beatles. Si manifestava con crisi isteriche, assembramenti di folla, euforia, ossessione, urla, pianti, svenimenti, consumo frenetico di oggettistica riguardante il gruppo.”

Probabilmente molti già conoscono la data “ufficiale” che da inizio alla storia dei Beatles: il fatidico 5 ottobre del ’62, che vide uscire il loro primo 45 giri con “Love me do” sul lato A e “Ps:I love you” sul lato B.

Dobbiamo però dire che in quella giornata di ottobre, i Beatles erano ancora un’ incognita per il popolo inglese, infatti in quella mattinata Londinese pochi erano disposti a scommettere su quel gruppo di Liverpool appena nato. Eppure una sorta di “fermento” iniziò a svegliare gli animi dei più giovani. Molti si chiedevano quale fosse il motivo di tale eccitazione nei confronti di quei 4 ragazzi appena arrivati da Liverpool, ma giustamente non potevano ancora capirlo. Nessuno sapeva quale fosse la natura di quell’ agitazione di massa, in quanto era la prima volta che attraversava l’Inghilterra. I Beatles erano il tornado che avrebbe spalancato le porte degli anni ’60, erano la cosa giusta nel momento giusto, ma soprattutto godevano di un privilegio che nessun altro ha mai avuto: erano i primi. Ancora incoscienti del valore che avrebbero avuto per quella generazione e per quelle future. È la data del 7 febbraio ’64 che segna la nascita della vera e propria Beatlemania e che porta nei critici musicali più scettici e negli stessi Beatles la consapevolezza che sarebbero diventanti qualcosa di grande, qualcosa che avrebbe dato voce a sogni, speranze e tormenti di ogni generazione. Proprio in quel giorno i Beatles sbarcano in America all’aeroporto John F. Kennedy con lo scopo di conquistare anche il pubblico americano, non sapendo invece di averlo già fatto. Il gruppo infatti non solo scalò le classifiche americane con il singolo “I want to hold your hand”(che rimase al primo posto per 7 settimane), ma presso l’aeroporto di New York trovò anche migliaia di ragazzine impazzite pronte ad aspettarli, un’accoglienza che non ha paragoni in tutta la storia della musica Rock. “C'erano più di 3.000 teenagers urlanti all'aeroporto. Molti di loro hanno saltato la scuola o il lavoro. Alcuni erano in lacrime e altri avevano con sé cartelli con scritte frasi come Vi amo, per favore restate" racconta la BBC. Nonostante tutto, una volta arrivati a New York, non sapevano comunque come sarebbe andata: «Pensavamo che avremmo visto solo uno spiraglio di quel mondo», dirà poi John Lennon. «Invece fu una luce talmente abbagliante che ne fummo storditi».

Una volta arrivati, quindi, i Beatles avevano l’America ai loro piedi, non solo New York. Fu calcolato, infatti, che la sera in cui furono ospiti all’Ed Sullivan Show, circa 73 milioni di persone (cifra che ancora oggi colloca lo show come uno dei più visti di tutti i tempi) rimasero incollate davanti alla televisione in quei pochi minuti di esibizione. Leggenda narra che l’intero paese si fermò solo durante il corso dell’esibizione dei Beatles. «Siamo venuti a sapere che mentre lo show era in onda non sono stati registrati crimini, o quasi» disse George Harrison. «Persino i criminali si sono presi dieci minuti di pausa in occasione dello show dei Beatles». Se il popolo americano aveva tardato a riconoscere il fenomeno dei Beatles, una volta che lo aveva scoperto non lo avrebbe più abbandonato. I Beatles arrivati in America da rivoluzionari, trasformarono completamente la percezione che il mondo pop aveva di se stesso, ormai la musica americana che aveva dominato per decenni su tutte le altre, prendeva ispirazione dai Beatles. In un’America che era in lutto per la recente morte di John Kennedy e che era sempre più vicina alla guerra del Vietnam, i Beatles con la loro musica motivarono il popolo statunitense ad abbattere le barriere sociali e razziali. È così che nel ’64 spiccarono il volo fino a diventare il gruppo di riferimento per migliaia di giovani, un fenomeno di comunicazione di massa di proporzioni mondiali ed un elemento fondamentale nel clima rivoluzionario, di innovazione e di sperimentazione che si andava ad instaurare in quegli anni. Non è un caso allora se John Lennon, proprio a questo proposito, disse: «Eravamo tutti sulla stessa barca: una barca che andava alla scoperta del Nuovo Mondo.

I Beatles erano di vedetta». I Beatles furono gli esponenti di nuove mode, nuovi modi di pensare e nuove culture (basta considerare la meditazione trascendentale e la cultura psichedelica, la quale prevedeva esperienze di alterazione della coscienza, causate da allucinogeni o acidi, intese spesso come un affiorare di parti nascoste della psiche). Ancora oggi, nonostante siano passati 50 anni, quella febbre che scoppiò all’inizio del ’64, è ancora più che presente. Non ci sono più gli anni ’60, è vero, ma i Beatles (nonostante si siano separati) e le loro canzoni ci sono ancora, ed è questo quello che conta. La loro stella ci illumina ancora oggi con lo stesso vigore. Le canzoni dei Beatles sono qualcosa che rimarrà per sempre, perché ora come allora riescono a dare una forma ai nostri pensieri, a rendere eterne persone, luoghi,vie o pezzi di storia ed in questo modo ad influenzare il nostro presente.

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