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Ci lascia, all’età di ottantaquattro anni, uno dei grandi maestri del cinema italiano, Ettore Scola.

Nato a Trevico il 10 maggio del 1931, all’epoca, nessuno poteva immaginare chi sarebbe diventato. Con la sua bravura e particolare ironia e autoironia, ci ha raccontato l’Italia, che ha accompagnato per mano per quasi cinquant’anni con i suoi film. La sua carriera è lunga e importante, ha iniziato come giornalista e proseguito come sceneggiatore e poi regista.

Tra i film più conosciuti, ricordiamo C'eravamo tanto amati (1974) che ripercorre trent’anni di storia e racconta di tre partigiani che, finita la guerra, che hanno combattuto, vivono gli anni successivi cercando di dimenticarla; Brutti, sporchi e cattivi (1976), che ci mostra la periferia romana degli anni Settanta e la sua povertà; La terrazza (1980), particolare luogo di incontro e confessioni di alcuni intellettuali. Il suo cinema è un album di fotografie di quello che c’è stato, un racconto amaro smorzato dai toni più lievi della commedia. Lo hanno affiancato Massimo Troisi e Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Aldo Fabrizi, Alberto Sordi e tanti altri. Impegnato politicamente e socialmente, ha anche fatto parte del governo ombra del Pci nel 1989, con delega ai Beni Culturali. Ha ricevuto un premio a Cannes per la Miglior regia di Brutti, sporchi e cattivi, ha vinto 8 David di Donatello e ottenuto 4 candidature all'Oscar con Una giornata particolare, I nuovi mostri, Ballando ballando e La famiglia.

Scola aveva detto addio al cinema e al suo pubblico con Ridendo e scherzando, un documentario in cui le sue figlie, Paola e Silvia, raccontano la grandezza di Scola, che era un uomo, un artista e un padre. Un’opera fatta di foto rubate, clip dei suoi film, backstage e un’intervista di Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif). Scola si è spento il 19 gennaio a Roma, al reparto di cardiochirurgia del Policlinico. Oggi è stata aperta la camera ardente e a partire dalle 10,30, ci sarà un omaggio a lui dedicato alla Casa del Cinema di Roma.

Un’icona che rimarrà e che vogliamo ricordare con le sue stesse parole: “Questo è un Paese che non si fa amare, ma bisogna farlo lo stesso, sennò non si va avanti”.