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Vi sono luoghi comuni che è bello poter sfatare. Uno di questi è quello del freddo ricercatore che, con alambicchi ed alchimie, scruta con distaccato sguardo indagatore i meccanismi alla base della vita.

Questi ultimi, invece, se osservati con passione possono rivelare insospettabili assonanze con la vita di relazione degli uomini. E’ questa la prospettiva della mostra di Giorgio Giardina intitolata  “Bianco + Nero = Rosso. Chun: la difficoltà iniziale”, che è stata prorogata ai primi giorni di settembre nella sede della galleria Arthes in via Giulia a Roma. Le curatrici sono Elena Busetta e Sara Fiorelli.

Nelle opere esposte vi è la fusione tra la razionalità con cui Giorgio Giardina studia fenomeni biochimici come ricercatore presso l’Università “Sapienza” di Roma con il trasporto, la sensibilità suoi di artista. Il risultato è un percorso di ricerca artistica originale. Esso parte da un concetto di indagine comune alla filosofia ed alla ricerca scientifica: l’inconoscibilità oggettiva assoluta di un fenomeno indagato. In filosofia, infatti, non è possibile conoscere la verità nella sua interezza poiché il soggetto è all’interno del fenomeno osservato. Ne deriva che la verità sarà parziale e comunque condizionata da colui che la analizza. Analogamente, in campo scientifico, secondo il principio quantistico di Heisenberg non è possibile conoscere con esattezza due grandezze correlate.

L’esempio classico è la misurazione della posizione e della velocità di una particella. Nel momento in cui si calcola con esattezza la prima, la seconda diventa indeterminata e viceversa. E’ il principio di indeterminazione, da cui deriva che l’osservazione di un fenomeno lo modifica e cambia la realtà stessa che si vuole conoscere. I precedenti concetti sono espressi, ad esempio nell’opera “Observation window” con una striscia che rappresenta il fenomeno che si vorrebbe studiare ma è possibile farlo tramite una “finestra di osservazione” in plexiglass che in qualche modo altera la vera sfumatura di rosso sottostante.

Nel corso della mostra abbiamo chiesto a Giorgio Giardina di spiegare ai nostri lettori il senso del titolo della mostra. “Bianco + nero = rosso è il titolo di un’opera. Il fatto che abbinando i primi due colori non si ottenga quello che ci si aspetterebbe, il grigio ma il rosso, intende sottolineare che dall’interazione tra forze opposte nasce la dinamica. Nel momento in cui vi è il movimento, il risultato atteso è già in qualche modo superato perché il miracolo della vita è l’andare oltre le nostre capacità di intuire il divenire. Chun è il terzo esagramma che si può ottenere con un oracolo taoista dei mutamenti, il libro dei Ching. Chung indica che dopo una iniziale difficoltà un filo d’erba nasce e trova la sua strada. Qual’ è il messaggio? “Sia in ambito scientifico che personale, il punto di partenza è la relazione, dal micro al macrocosmo, dal singolo alla comunità umana. In entrambi i casi tutto è in trasformazione, in chimica si definisce “contenitore di reazione”, per cui in una soluzione più sostanze possono tendere ad amalgamarsi o separarsi, in modo analogo le relazioni modificano le persone.

Così come in chimica le cellule si possono legare per osmosi, lasciando passare alcuni elementi e respingendone altri, in maniera simile nella società si possono accogliere coloro che si ritengono omogenei e respingere gli immigrati. In entrambi i casi le forze spingono verso l’equilibrio che, in riferimento alle persone dovrebbe portare all’accettazione anche delle nostre imperfezioni, del nostro “disordine”. A quale corrente pittorica si è ispirato? “L’arte povera degli anni 50 -70, l’arte materia, che utilizza anche materiali di uso comune per dar loro vita nuova”