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Cast stellari, adrenalina, suspense, azione, tensione, eccitazione, sono alcuni degli elementi che hanno fatto il successo (a volte anche stratosferico) di un genere cinematografico: il gambling movie.

Esso si focalizza, come indica il nome, sul binomio gioco d’azzardo e cinema. Nelle pellicole in oggetto, la narrazione é di pura fiction, come nel caso di “Oceanseleven” in cui i sexy Clooney e Pitt svaligiano con amici “specialisti” il caveau milionario di un  casinò di Las Vegas. Un altro esempio é “Casino Royal”, in cui l’inossidabile Bond gioca a poker una partita degna della sua fama. In altri casi, invece, vengono raccontate storie vere, come nel film “La doppia vita di Mahowny”.

Nella pellicola viene narrata la vicenda di un direttore di banca di Toronto il quale, per pagare i suoi debiti di gioco, organizza quella che si potrebbe definire una maxi truffa finanziaria, una delle più gravi nel suo Paese. Spostandoci a Sud del Canada, gli Stati Uniti sono la zona in cui hanno agito i protagonisti di “Molly’s Game”. Questo film racconta la salita verso gli allori e la caduta della direttrice della rete di giocatori di poker più ricchi e famosi nella Nazione a stelle e strisce, ed in cui sono entrati a far parte anche nomi famosi di Hollywood.

Al di là della fiction cinematografica, quello che i film sottolineano é che l’universo delle scommesse, dei giochi, dovrebbe conservare il suo aspetto più puro, cioé quello del divertimento, dello strumento di piacere e non quello di elemento di dipendenza o di alienazione. Per conoscere e trarne beneficio, può essere utile una raccolta approfondita ed autorevole delle norme sulle scommesse e sui giochi contenuta nel libro: “Giochi e scommesse – Disciplina e adempimenti amministrativi e fiscali” a cura di Lamberto Mattei, Stefano Riccardi e Lorenzo Sacchetti.

Tutti e tre gli autori hanno una lunga e consolidata esperienza nel campo analizzato. L’opera é indirizzata sia agli specialisti, sia a coloro che hanno poca dimestichezza con la materia e che vogliono avere una visione d’insieme della disciplina in oggetto con i relativi adempimenti fiscali ed amministrativi da effettuare.

Nella premessa del libro, riportata di seguito, gli autori hanno brevemente sottolineato il valore dell’opera letteraria:

È noto, come la crescita del “fatturato” derivante dalla raccolta dei giochi e delle scommesse pubbliche – al netto delle criticità derivanti dalla diffusione della pandemia da Covid-19 – sia andato, via via, amplificandosi nel corso degli ultimi anni e come, di pari passo, sia analogamente cresciuto anche l’interesse erariale nei riguardi di tale fenomeno.

In tale contesto, si è pure appalesa la crescita, purtroppo parallela e complementare, di molteplici e variegati fenomeni illeciti destinati ad assumere, nonostante il ragguardevole impegno dimostrato dagli Enti competenti, sempre maggior rilevanza anche a causa dell’irrefrenabile sviluppo conosciuto negli ultimi tempi dai sistemi informatici e telematici capaci di garantirne un’ampia ed incontrollabile diffusione territoriale di qualsiasi “conoscenza”.

Ma il problema non è soltanto di carattere “evolutivo”; il problema insiste soprattutto a livello normativo ed è dato dallo scarso interesse dimostrato alla materia del gioco in generale, circostanza questa che ha determinato la stratificazione, negli anni, di una disciplina di settore farraginosa, non adeguata e, per diversi aspetti, superficiale in relazione ad un fenomeno, quello ludico, che ha importantissime implicazioni, non solo storiche e socio-culturali, ma anche economiche e finanziarie di assoluto rilievo.

Nella sua comune accezione il gioco è inteso come una competizione con finalità ricreativa che si conclude con la vittoria di singoli o di gruppi secondo determinate regole. Il tema, sul piano giuridico generale, è stato oggetto di ampio dibattito dottrinale (sia in materia civile che amministrativa) cui sono stati compiuti vari tentativi per trovare una nozione comune che consentisse, tra l’altro, di stabilire una linea di demarcazione tra le due figure di gioco di scommessa; linea di demarcazione che, come rilevato dai più importanti studiosi di diritto civile applicato alla materia in esame, non esiste in ragione del fatto che deve convenirsi sull’unitarietà della figura di modo che sia opportuno parlare di contratto di gioco e scommessa.

Sotto il profilo giuridico, convergono sulla materia tutte le discipline. Si interessa del gioco anzitutto il Legislatore del codice penale (artt. 718-723 c.p.), prevedendo sanzioni penali per l’esercizio di giochi d’azzardo in luoghi pubblici o aperti al pubblico e per l’esercizio abusivo di giochi non d’azzardo. Più rilevante ai fini che ci occupano in questo lavoro è la disciplina amministrativa e regolamentare prodotta in maniera disarticolata e senza alcuna logica sistematica e rinvenibile in una moltitudine di provvedimenti di vario rango sparsi qua e là nell’ambito del nostro ordinamento normativo.

Sul piano privatistico, il tema del gioco è trattato dal codice civile (artt. 1933-1935 c.c.), laddove il Legislatore prevede, in via generale, che le obbligazioni che originano da attività di gioco o scommessa prive di autorizzazione non siano tutelate da azione legale, e che neppure si debba restituire quanto ricevuto a titolo di pagamento. In base al codice civile, alla riconducibilità tra le obbligazioni naturali dei rapporti giuridici di gioco fanno eccezione le obbligazioni attinenti alle competizioni sportive ed alle lotterie legalmente autorizzate. Di qui, dunque, la distinzione tra giochi che l’ordinamento vieta ed il cui divieto e assistito da una sanzione penale, giochi non vietati ma i cui rapporti obbligatori sono, tuttavia, sprovvisti di piena tutela sotto il profilo civilistico e giochi autorizzati, che originano rapporti obbligatori perfetti e che trovano la loro disciplina nella legislazione speciale di settore.

L’esistenza dei menzionati divieti e la conseguente necessita di apposite autorizzazioni per l’esercizio del gioco hanno fatto sì che lo svolgimento della relativa attività sia da sempre stato caratterizzato da un regime di monopolio legale o di diritto, strumentale a consentire il mantenimento di un attento controllo sull’intero settore.

Sotto il profilo tributario, il presente lavoro ha innanzitutto permesso di rilevare come inizialmente il modello di tassazione dei giochi sia stato basato sull’archetipo del monopolio fiscale, in cui lo Stato operando in tale regime ha applicato prezzi ben superiori rispetto a quelli che si formerebbero in regime di concorrenza perfetta.

A tale imposizione sotto forma di monopolio fiscale, che affonda le proprie radici nella tradizione storica del nostro ordinamento tributario e che ha da sempre connotato il gioco del lotto, si sono affiancate, in tempi più recenti, forme di imposizione strutturate in modo diverso, che discostandosi in modo più o meno marcato dai caratteri tipici del monopolio fiscale, tendono ad attribuire rilievo allo svolgimento dell’attività di gioco in se considerata e al coordinamento dei fattori della produzione. In buona sostanza si sta verificando il denunciato superamento del monopolio fiscale a vantaggio di meccanismi di tassazione più confacenti al mondo dei giochi.

Ciò e avvenuto, tuttavia, sulla base di una normazione che, nel tempo, si e stratificata in modo eterogeneo ed asistematico, al di fuori di un disegno unitario e in assenza di principi generali della materia o, comunque, di norme strumentali volte a regolare la fase di attuazione del prelievo fiscale secondo meccanismi comuni ed omogenei. In questo contesto si inseriscono, poi, le evoluzioni connesse alla rivoluzione digitale degli ultimi decenni, che hanno visto la nascita e la crescente diffusione dei giochi online, in cui l’elevato tasso di competitività del mercato ha, di fatto, indotto il Legislatore tributario ad attuare forme di prelievo fiscale relativamente modeste, specie se poste a confronto con quelle operate sui giochi c.d. tradizionali.

I tentativi, invero alquanto deludenti, posti in essere dal Legislatore tributario di operare la corretta imposizione in relazione ad attività imprenditoriali di raccolta delle giocate di vario tipo, quali vicende espressive di forza economica, peraltro, evidenziano come la riserva monopolistica allo svolgimento dell’attività appaia anche strumentale al perseguimento di finalità di finanziamento delle spese pubbliche, sotto forma di devoluzione all’Erario di parte dei corrispettivi delle operazioni commerciali.

Muovendo dalla disamina del complesso quadro giuridico dianzi illustrato, si è cercato di esaminare in maniera attenta il modello d’imposizione fiscale della raccolta delle giocate allo scopo di evidenziarne i tratti fondamentali e i profili di criticità in rapporto, in particolar modo, ai principi fondamentali della materia tributaria e, in particolare, ai principi costituzionalmente sanciti di riserva di legge e capacita contributiva.

Tralasciando ogni considerazione intorno all’esatta qualificazione giuridica delle molteplici fattispecie illecite perpetrabili nel comparto in esame, quello che ci interessa nel presente lavoro è di sviluppare un utile approfondimento intorno a tutta la disciplina che regola la tassazione di tali proventi conseguiti attraverso la gestione della raccolta di scommesse mettendo anche in evidenza taluni limiti che la normativa di settore evidenzia. Emergono, infatti, dei profili di criticità, di carattere normativo e regolamentare, che, ove non esattamente considerati, sono in grado, come vedremo, di inficiare l’attività svolta dalla competente Amministrazione dei Monopoli a tutela del settore e a beneficio del corretto esercizio del gioco pubblico da parte di tutti i soggetti operanti nella filiera.