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Capitale europea della cultura il prossimo anno, durante la giornata di studi sul “Progetto Inclusive Memory”. Qual é oggi il ruolo dei musei e dei centri espositivi? Sono rimasti ancorati alla loro funzione di conservazione e presentazione, oppure hanno subito una metamorfosi?

A queste domande ha cercato di rispondere  una giornata di studi organizzata dal Master in Linguaggi del turismo e comunicazione interculturale dell’Università Roma Tre ed inserita nel programma del Festival della Diplomazia. Quest’ultimo, giunto nel 2019 alla X edizione, è nato inizialmente ed ha mantenuto le sue esigenze attraverso gli anni con due obiettivi principali. Il primo è quello di mettere in rete l’enorme patrimonio costituito dalle ambasciate, univerisità, istituzioni, multinazionali presenti a Roma. La seconda finalità è comune a quella di un percorso che il Master ha avviato da qualche tempo.

Il riferimento è al superamento del cosiddetto core business della diplomazia (geopolitica e relazioni internazionali), per dibattere ed approfondire temi che, in precedenza, sono stati riservati a stanze più ovattate. In altri termini, l’impegno è quello di dedicarsi alla public diplomacy, intesa come la diplomazia tracciata dai Governi attraverso canali differenti rispetto a quelli istituzionali tradizionali e come queste azioni ripercuotano i loro effetti in differenti campi. Lungo la linea descritta è stato introdotto dalla sottoscritta e presentato dalla Dott.ssa Irena Kregar Segota, Partnerships and Communications Director di Rijeka2020, il programma  della città di Rijeka/Fiume (Croazia) che sarà, insieme alla città di Galway  (Irlanda), Capitale europea della cultura l’anno prossimo. L’assegnazione di questo prestigioso titolo assume un particolare valore per la Croazia, che presiederà il Consiglio dell’Unione Europea nel 2020.  Il leit-motiv che guida la manifestazione é: “Rijeka – Porto della diversità”. Lo scalo assume, di conseguenza, una forte valenza simbolica ed evocativa. Il riferimento è al fatto che, per Rijeka, il prossimo anno non rappresenta tanto l’occasione per puntare i riflettori sulle sue bellezze artistiche con un’attenta operazione di marketing economico e commerciale. In realtà, per Fiume, il 2020 costituisce l’opportunità per interrogarsi e rielaborare la propria identità, per capire come il passato, a tratti burrascoso, possa coniugarsi con il futuro. Dettto diversamente, si tratta di un’occasione per andare oltre un’identità spezzata, ma inserita in una struttura urbanistica rimasta sostanzialmente inalterata, per mettere in risalto la propria complessa specificità cittadina. Questo significa recuperare e valorizzare la storia cosmopolita, plurilinguistica, multietnica di Fiume, per porre Rijeka come laboratorio, fucina, della riappropriazione ed esaltazione dei valori, delle tradizioni culturali dell’Europa.  Il porto, quindi, come icona del luogo di approdo e di partenza di marinai con uno spirito libero, tollerante, aperto a conoscenze nuove e ad una maggiore movibilità. Accanto a quanto detto non è possibile dimenticare un’ulteriore sfida europea di Rijeka 2020: comprovare che un autentico sviluppo sostenibile è il frutto della combinazione della cultura con una cittadinanza cosciente e condivisa. Tutti i dettagli della manifestazione possono essere consultati digitando https://rijeka2020.eu/en/ e, sui social, “Rijeka2020”.

La giornata di studi è stata curata dalla Direttrice del Master Prof.ssa Barbara Antonucci, dal Dott. Domenico Fiormonte, dalla Dott.ssa Vittoria Mobili ed ha avuto, tra gli altri obiettivi, quello di condividere programmi, approcci, best practice. Quanto detto tramite un raffronto tra autorevoli esponenti accademici e culturali in grado di offrire modelli di riferimento  e stimoli di lavoro sulla valorizzazione e diffusione delle pratiche di inclusione dei musei. Per tale motivo la giornata di studi ha posto l’accento sul “Progetto Inclusive Memory” dell’Università Roma Tre che,  come indicato sul sito dell’Ateneo, “mira a promuovere la costruzione di una memoria sociale comune e condivisa realizzata tramite un sistema di inclusione che passa attraverso il luogo museale. Il nodo progettuale risulta svilupparsi da una stretta connessione tra nuove metodologie didattiche e l’utilizzo di strumenti digitali innovativi al fine di sviluppare competenze trasversali in tutti i fruitori del museo, soprattutto delle categorie sociali svantaggiate, e di rafforzare canali e strumenti dell’area della mediazione linguistico-culturale”. A tal riguardo ha offerto il proprio contributo il Prof. Fabio Carbone (nella foto con la Prof.ssa Barbara Antonucci), Ambasciatore della Pace nel mondo per il turismo e docente del Master, che può essere sintetizzato come segue: 

Conoscere la guerra è l’attività di una cittadinanza informata, e i musei sono quei luoghi in cui vengono sollevate questioni morali, vengono poste domande circa i conflitti, il sacrificio, la sofferenza, la fratellanza, il coraggio, l’amore, la trascendenza. I musei consentono ai visitatori di interrogarsi su questi temi, tramutando il tempo della guerra in spazio museale. (Winter 2012)

Ulteriori apporti sono stati forniti dalla Dott.ssa Claudia Barcellona, dalla Dott.ssa Fulvia Strano, dalla Dott.ssa Isabella Toffoletti e dal Prof. Fabio Dell’Aversana, moderati dalla Dott.ssa Vittoria Mobili. Dalle loro relazioni è emerso che i musei si stanno trasformando in misura crescente in spazi di socialità accorti nei confronti dei visitatori e del loro desiderio di cultura. Senza dimenticare che i centri espositivi stanno riscoprendo la loro funzione di luoghi dove riunirsi, confrontarsi, partecipare attivamente alla vita sociale con un occhio attento all’arte. Un altro aspetto evidenziato nel corso dell’evento è stato il ruolo delle tecnologie nel cambiamento della fruizione museale. Quest’ultima, tramite innovative metodiche didattiche può accrescere l’attenzione e la sensibilità degli studenti e dei visitatori per i tesori dei musei collegandoli con l’identità del territorio. Quanto detto implica sia l’introduzione di strumenti comunicativi maggiormente efficienti ed avvincenti; sia l’adozione di un differente approccio alla finalità culturale e sociale degli spazi espositivi. Detto diversamente, la conservazione e promozione del patrimonio dovrebbe tener conto delle evoluzioni delle figure professionali che agiscono nel settore museale. Inoltre, gli operatori culturali dovrebbero assumere una forma mentis differente, ovvero andare oltre una visione che li ritiene depositari di una “conoscenza esclusiva” da preservare in maniera “elitaria”. Sarebbe opportuno invece un atteggiamento partecipativo aperto agli stimoli ed alla creatività dell’ambiente in cui agiscono.